Circondati da presenze buone

don Giuseppe Dossetti in Comune – CoRE

Scrivo alla vigilia dell’incontro tra papa Leone e il Segretario di Stato americano, Marco Rubio. Il confronto tra il papa e la potenza mondiale maggiore, che è stato molto duro, ha avuto per lo meno il merito di chiarire l’oggetto del disaccordo, come solo di rado è avvenuto. L’ha espresso molto bene il vicepresidente americano, J.D. Vance, quando ha dichiarato: “Ritengo che, in alcuni casi, sarebbe preferibile che il Vaticano si attenesse alle questioni morali e che lasciasse che il presidente degli Stati Uniti si occupasse di definire le politiche pubbliche americane”. Al che, il papa ha risposto che lui deve obbedire al Vangelo.

Il cristiano deve cercare di seguire una rotta, molto più difficile di quella dello Stretto di Hormuz: da una parte, se entra nel gioco politico, facilmente viene sedotto dalla ricerca del potere; d’altra parte, seguire il Vangelo appare spesso utopia, illusione, ritiro nella dimensione privata, irrilevante per le grandi sofferenze del mondo.

Gesù, su questo punto, dice cose molto chiare, anche se difficili. Le troviamo nella seconda parte del capitolo 14 del vangelo secondo Giovanni. Anzitutto, la sua preoccupazione è per i discepoli, che vivono il distacco dal Maestro come abbandono. A loro, egli dice: “Non vi lascerò orfani, verrò da voi”. Questa venuta avviene grazie allo Spirito Santo, che dimostrerà che la Croce di Gesù non è sconfitta ma vittoria: “Chi ama me, sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Anzi, la vita dei discepoli in Cristo sarà l’occasione perché questa manifestazione si dilati nel mondo e nella storia: “Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e come il Padre mi ha comandato, così io agisco”. Ma vi sono due condizioni.

La prima condizione è di rinunciare alla pretesa di avere in mano il segreto della storia. Nel libro dell’Apocalisse, il profeta, rapito in cielo, vede tra le mani dell’Antico di Giorni un libro, in forma di rotolo, sigillato con sette sigilli. Esso contiene il senso della storia, il senso della vita dell’uomo e della sua città terrena. Nessuno può aprire il libro, se non l’Agnello immolato (Ap 5), cioè Gesù. La condizione consiste dunque nel rapporto con l’Agnello, con la sua decisione inflessibile di obbedire alla volontà del Padre, anche se il costo è quello di partecipare alle sue sofferenze: la moltitudine dei salvati è composta da “quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Ap 7,14).

La risposta alle domande più intime dell’uomo viene dal rapporto con Gesù e dal suo seguire la via che gli è richiesta dal Padre. Seguire la via non vuol dire avere in tasca la mappa dell’itinerario, ci si può sbagliare, come capita al povero Pietro, che vorrebbe risparmiare a Gesù la passione, ma viene rimproverato come “Satana”, tentatore, e viene invitato a “passare dietro”, a seguire il Maestro, pur non conoscendo la via (Mt 16,21 ss.). Del resto, la volta scorsa abbiamo sentito Gesù che diceva che la via è lui e la si riconosce quindi passo dopo passo, andandogli dietro.

L’altra condizione consiste nel ricordarsi che la crescita spirituale è “organica”, come quella del corpo. Le varie membra non crescono ciascuna per conto suo; se un braccio crescesse e tutto il resto rimanesse come quando eravamo bambini, avremmo un mostro. La cura di un membro, d’altra parte, è benefica per tutto il corpo. Così, nella vita spirituale, qualunque cosa buona facciamo, serve al progresso nostro e del mondo. Valga l’esempio della preghiera: tante volte pensiamo che essa sia inutile, di fronte ai grandi dolori della storia; in realtà, per vie misteriose, la preghiera, la carità, le scelte ispirate dalla fede rappresentano il primo e più importante contributo che possiamo dare al bene comune. Un giorno scopriremo a chi siamo debitori: fin da adesso, viviamo nell’amicizia spirituale con chi ancora non conosciamo, ma che già adesso ci circonda di una presenza buona.




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