Askatasuna: la sinistra chiuda i conti

guerriglia urbana corteo Askatasuna a Torino – YT

Sabato sera a Torino è andata bene. E quando, dopo una manifestazione politica, ci si affida alla buona sorte per tirare un sospiro di sollievo, significa che qualcosa non funziona. Dai violenti di Askatasuna, arrivati da mezza Europa, non c’era da aspettarsi altro che ciò che hanno mostrato: furia cieca, devastazione programmata, disprezzo per le persone prima ancora che per le istituzioni. Un copione visto, rivisto e mai davvero smentito.

Le parole di condanna pronunciate da Elly Schlein e rilanciate dai dirigenti locali del Pd sono quindi un passaggio obbligato. Ma non sufficiente. Perché qui non è in discussione la liturgia della presa di distanza a telecamere accese: è in gioco una scelta politica netta, che non consente più ambiguità né equilibrismi verbali. Da una parte c’è la legalità democratica, imperfetta quanto si vuole, ma l’unica praticabile. Dall’altra un’area politica e movimentista che comprende pezzi di Avs, il mondo ProPal, frange post-grilline non istituzionalizzate, Potere al Popolo, centri sociali, No Tav e una costellazione di sigle minori. Un’area che, con sorprendente costanza, offre copertura politica e talvolta logistica a gruppi che cercano lo scontro come fine, non come mezzo. Criminali abituali del corteo, che a ogni occasione puntano allo “scalcio purchessia” e poi si rifugiano dietro il vocabolario stanco dell’antagonismo.

Questa gente non merita tribune, né indulgenze sociologiche. Merita l’applicazione della legge. Punto. Il resto è complicità mascherata da comprensione. La sinistra italiana non può permettersi altre zone grigie. Neppure – o forse soprattutto – nelle città emiliane, da Bologna a Reggio Emilia, dove una certa simpatia malcelata arriva a sfiorare i margini delle istituzioni.

Reggio Emilia, alla causa rivoluzionaria delle Brigate Rosse, ha già dato molto mezzo secolo fa. I risultati sono noti. Riproporre l’esperimento, magari in versione nostalgica e meno colta, non sembra un’idea brillante. A meno che l’obiettivo non sia continuare a confondere la protesta con il teppismo e la politica con l’alibi. Ma a quel punto, più che un’analisi, basterebbe un referto.




Ci sono 3 commenti

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  1. Antonella

    Quando ai poliziotti sarà fornito il numero identificativo ? Quando le FF.OO. smetteranno.di produrre falsi a sostegno del loro operato? Quando le FF.OO smetteranno di picchiare cittadini inermi? Potrei continuare ma smetto , tanto non avrò alcuna risposta .

    • Petrus

      E a chi altri sarebbero imputabili “colpe” o corresponsabilità di quanto accaduto? Quali formazioni, politiche e sindacali, hanno appoggiato e sponsorizzato la manifestazione dello scorso sabato a Torino, con i prevedibili esiti?


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