AQ16 Reggio, conto salatissimo: più di un milione di euro per rimettere a posto il capannone

Laboratorio Aq16 Reggio Emilia murale Sara vive nelle lotte – FBAQ

Lo studio preliminare sulla messa a norma del fabbricato di via Fratelli Manfredi 14 che da oltre 23 anni a Reggio Emilia ospita il Laboratorio AQ16 parla chiaro: sommando i quadri economici relativi alla palestra e al locale di pubblico spettacolo, le stime sui costi – comprensive di opere, Iva, spese tecniche e fondo imprevisti – ammontano complessivamente a oltre un milione di euro: 332.000 euro per la palestra e 714.500 euro per il locale di pubblico spettacolo.

Una cifra che ha scatenato l’ira di Fratelli d’Italia: per il capogruppo in consiglio comunale Cristian Paglialonga “le relazioni tecniche ufficiali confermano in modo devastante ciò che denunciamo da mesi: AQ16 era ed è una struttura gravemente insicura, priva dei requisiti minimi sotto il profilo igienico-sanitario, antincendio e impiantistico. E oggi il Pd pensa di scaricare sui cittadini reggiani oltre un milione di euro per tentare di sanare 23 anni di occupazione abusiva”.

Una somma “che rischia di essere caricata sulle spalle dei cittadini reggiani: di chi paga le tasse, di chi rispetta le regole, di chi per aprire un’attività deve affrontare autorizzazioni, normative antincendio, agibilità, sicurezza, affitti, imposte e controlli continui. Mentre famiglie e imprese vengono vessate ogni giorno con rincari, tasse e servizi ridotti, improvvisamente il Comune trova risorse enormi per mettere in regola chi per 23 anni ha occupato abusivamente un immobile pubblico operando totalmente fuori dalle regole”.

Un dettaglio della relazione tecnica sul Laboratorio Aq16 di Reggio Emilia
Secondo il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Lorenzo Melioli “oggi emerge con chiarezza anche il motivo politico per cui questa situazione non è mai stata affrontata fino in fondo. Chi ha richiesto le autorizzazioni per la festa organizzata dal centro sociale nel fine settimana del 15-16 maggio? L’organizzazione di volontariato Città Migrante, nella quale Federica Zambelli ricopre ruoli di primo piano. La stessa Zambelli nominata dal sindaco Massari nel consiglio di amministrazione di Acer e candidata nella lista Rec a sostegno dell’attuale sindaco. Ecco spiegato perché per anni nessuno è intervenuto davvero. Ecco spiegato perché davanti a relazioni tecniche devastanti, a controlli della Polizia locale, a violazioni continue e a un immobile dichiarato insicuro, l’amministrazione continua a voltarsi dall’altra parte. La domanda politica è semplice: come può un’amministrazione essere davvero libera di intervenire quando il mondo che ruota attorno ad AQ16 è lo stesso che sostiene politicamente quella maggioranza?”.

La realtà, riprende Paglialonga, “era nei documenti ufficiali, che certificano una situazione devastante, e nonostante ciò gli amministratori comunali non intervenivano per fermare le attività e mettere in sicurezza l’immobile. Al contrario: correvano a fare comunicati stampa e dichiarazioni pubbliche per accaparrarsi il consenso politico degli occupanti, invece di adempiere al loro dovere di garantire la sicurezza pubblica. Il loro immobilismo ha consentito agli occupanti di continuare a frequentare i locali, a svolgere eventi e perfino a proseguire l’attività di palestra nonostante le relazioni tecniche raccontassero tutte la stessa identica situazione di gravissimo pericolo”.

“Quando Fratelli d’Italia richiamava il paragone con la tragedia di Crans-Montana”, rivendica Melioli, “qualcuno parlava di esagerazioni. Oggi invece gli stessi documenti ufficiali dimostrano che quei rischi erano reali e concreti. Solo il Pd e gli occupanti avevano il prosciutto davanti agli occhi da non rendersene conto. Questa è la realtà che il Pd ha tentato di nascondere ai cittadini: disposto a tutto, anche a mettere a rischio la vita di chi frequentava quei locali, pur di favorire il proprio orticello politico”.

Fratelli d’Italia, concludono i due consiglieri, “non permetterà che tutto questo venga archiviato con qualche slogan ideologico, una convenzione costruita su misura e oltre un milione di euro scaricato sui cittadini. Perché qui non siamo davanti a una semplice occupazione abusiva tollerata: siamo davanti a una città nella quale per 23 anni la legalità è stata piegata alla convenienza politica, mentre il conto oggi rischia di essere presentato ai cittadini onesti”.

 

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