La favola e il futuro

principessa Kate Middleton tra la folla in piazza Prampolini – FLKP

Ci sono almeno tre chiavi di lettura per comprendere fino in fondo la visita della principessa del Galles a Reggio Emilia. E forse una quarta, più silenziosa e malinconica, che riguarda la memoria.
La prima chiave è quasi psicologica, o forse simbolica. Per due giorni Reggio ha vissuto dentro una fiaba contemporanea. Kate Middleton incarna con impressionante naturalezza tutto ciò che l’immaginario collettivo associa all’idea stessa di principessa: la bellezza composta, la luce pubblica senza ostentazione, l’eleganza che non diventa mai distanza, l’empatia come forma di autorevolezza. In un tempo cinico e disincantato, la futura regina d’Inghilterra continua a rappresentare una rarissima forma di fascinazione positiva. E la città, davanti a lei, ha ritrovato per un momento lo stupore delle grandi occasioni storiche.

La seconda chiave riguarda invece Reggio Emilia. E qui il punto è enorme, molto più grande di quanto probabilmente il ceto politico locale abbia ancora compreso fino in fondo. La visita della principessa del Galles è stata una straordinaria operazione di valorizzazione internazionale della città: una “botta” d’immagine destinata a restare negli anni. Non soltanto per il prestigio dell’evento, ma per ciò che esso ha simbolicamente certificato. Reggio Emilia, spesso prigioniera di un paradigma provinciale che ne limita la percezione di sé, è stata improvvisamente proiettata dentro una dimensione globale come capitale di un prodotto immateriale di altissimo valore: la cultura pedagogica. Non un monumento, non un’infrastruttura, non un marchio industriale, ma un’idea di infanzia, educazione e umanità riconosciuta nel mondo. È difficile immaginare una promozione più alta e più nobile.

La terza chiave riguarda il futuro del Reggio Approach. La visita di Kate Middleton segna probabilmente un passaggio di fase. Il modello educativo nato a Reggio resterà per sempre legato alla sua città-culla, alla sua storia civile e alla sua identità culturale. Ma è ormai evidente che la sua crescita futura sarà trainata da forze molto più grandi delle sole energie del contesto locale. L’interesse delle grandi reti internazionali, il rapporto con il mondo anglosassone, il dialogo con istituzioni come la Royal Foundation indicano con chiarezza una traiettoria: il Reggio Approach entra in una nuova stagione di espansione globale.

Ed è qui che servirà una vera capacità di visione strategica. Perché i passaggi storici sono sempre delicati: possono produrre straordinarie opportunità oppure errori irreversibili. La visita della principessa del Galles ha chiuso simbolicamente un’epoca e ne ha aperta un’altra. La relazione con il mondo britannico e con la dimensione internazionale non è un episodio mondano, ma l’indizio di un percorso potenzialmente molto proficuo, che andrà governato con intelligenza, cultura e profondità.

Infine resta un piccolo rimpianto, forse inevitabile. L’assenza di Carla Rinaldi. La donna che più di ogni altra ha incarnato nel mondo il pensiero pedagogico reggiano è scomparsa appena un anno fa. Ed è impossibile non pensare che sarebbe stata lei, più di chiunque altro, la figura destinata naturalmente a quell’incontro principesco. Per storia, autorevolezza, visione internazionale. Sarebbe stato un momento perfetto, quasi inevitabile. E invece resta soltanto come una scena mancata della storia: elegante, commovente, irripetibile.




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