A meno di un mese dall’inizio del processo di primo grado, si torna a parlare della vicenda “Angeli e Demoni”. La commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori, presieduta dalla deputata parmigiana Laura Cavandoli, ha ascoltato il maresciallo capo dei carabinieri Giuseppe Milano, che partecipò alle indagini che portarono all’operazione in Val d’Enza.
L’esponente dell’Arma, ha raccontato dell’abnorme numero di allontanamenti di bambini nella zona e di alcune “anomale cadenze temporali”. I numerosi procedimenti penali relativi a presunti maltrattamenti o abusi subiti dai minori, aperti in contemporanea, seguivano sempre lo stesso copione: “In prossimità di momenti giudiziali importanti come quello dell’archiviazione o dell’audizione del minore, perveniva una nuova relazione con un nuovo dichiarato del bambino” ha spiegato Milano, denunciando la mancanza di registrazioni delle dichiarazioni dei minori, riportate solo per iscritto. “La totale alterazione dello stato mnestico ed emotivo dei minori allontanati è irreversibile: un bambino che cristalizza in sé il ricordo di essere stato abusato, vero o falso che sia, non è più grado di stabilire in futuro se quel ricordo è originario o meno. E qui c’è tutto il dramma dell’indagine” ha detto il maresciallo.
“Quando ci sono segnalazioni di abusi normalmente si mette in sicurezza il minore con un allontanamento per poi procedere con le indagini e valutare il ritorno in famiglia. A Bibbiano accadeva il contrario: prima ancora dell’avvio delle indagini i minori venivano sottoposti a psicoterapia per superare il trauma di violenze che, poi, in realtà non esistevano. Emerge un sistema inquietante, un rapporto di fiducia quasi cieca tra Tribunale e assistenti sociali che di fatto polverizza l’autonomia dei giudici, soggetti solo alla legge, portati a decidere allontanamenti sulla base di relazioni che la Procura ha dimostrato riportare gravi falsità” ha commentato Cavandoli a margine dell’audizione.







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