Il virus West Nile ha fatto un’altra vittima in Emilia: martedì 16 agosto una donna di 74 anni gravemente immunodepressa, ricoverata dallo scorso 7 agosto nel reparto di malattie infettive dell’arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio, è deceduta per una meningoencefalite causata dal virus e per una concomitante infezione da virus Sars-CoV-2. Si tratta della seconda vittima dell’anno in regione, dopo che lo scorso 21 luglio un uomo di 88 anni residente a Copparo (Ferrara) era morto all’ospedale di Cona per una grave forma di encefalite.
Il virus West Nile è endemico, ovvero è presente ormai in maniera stabile in Emilia-Romagna e nelle regioni del bacino padano. Il suo ciclo di moltiplicazione si sviluppa tra alcune specie di uccelli e le zanzare comuni (Culex pipiens, attive in particolare di sera e di notte). L’uomo – come pure i cavalli – può essere occasionalmente infettato attraverso le punture di zanzara, ma a quel punto l’infezione virale non si trasmette più dalla persona infettata ad altre zanzare, né ad altre persone.
Il contatto con il virus causa un’infezione che nella maggioranza dei casi decorre senza una sintomatologia particolare: in alcuni casi (circa il 20%), però, può svilupparsi invece la malattia denominata West Nile Disease, che si manifesta con sintomi evidenti, seppur tutto sommato lievi, che possono ricordare una sindrome influenzale, ma che durano soltanto per pochi giorni.
Tuttavia, anche se di rado, e soprattutto in persone già debilitate, in circa l’1% dei casi la malattia può arrivare a provocare gravi forme neurologiche e disturbi al sistema nervoso centrale, come encefaliti o meningiti, che richiedono il ricovero in ospedale e che possono condurre a esiti permanenti, o persino – come in questo caso – alla morte del paziente infettato.
È stato osservato come il virus West Nile abbia maggiori probabilità di sviluppare un’infezione che porti al decesso in soggetti anziani e immunodepressi: in queste situazioni il virus può peggiorare una situazione clinica già difficile e portare a sviluppare complicanze molto severe, anche se non strettamente collegate all’azione del virus.






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