Nella seduta di martedì 14 giugno l’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha osservato un minuto di silenzio per ricordare Antonio La Forgia, ex presidente della giunta regionale e della stessa assemblea legislativa, scomparso lo scorso 10 giugno all’età di 78 anni, dopo che qualche giorno prima aveva cominciato un percorso di sedazione palliativa profonda, ultimo atto della lotta contro un tumore che stava combattendo da un anno e mezzo.
La Forgia è stato ricordato a nome dell’assemblea dalla vicepresidente Silvia Zamboni: “Antonio La Forgia ha ricoperto il ruolo sia di presidente del consiglio regionale sia di presidente della giunta dell’Emilia-Romagna, e già questo doppio ruolo lo rende una figura di straordinario e particolare spessore istituzionale per la nostra assemblea legislativa. La Forgia era però, prima di tutto, un politico di razza, come si usa dire, mosso da passione autentica e da una carica visionaria che non si esauriva certo nei ruoli istituzionali e di partito che ricopriva”.
“Come confermò proprio dimettendosi da presidente della giunta regionale quando decise di lasciare il partito nel quale aveva militato da sempre, dal Pci fino al Pds, per seguire il progetto politico dei democratici di Romano Prodi”, ha ricordato Zamboni, che ha anche sottolineato come “il modo forte, autodeterminato, in cui ha scelto di andarsene, oltre che una scelta dettata da una sofferenza personale è stato il suo ultimo richiamo alla politica: perché renda possibile, a chi soffre di dolori o menomazioni indicibili, un saluto dignitoso alla vita terrena. Raccogliere questo richiamo e vivere una politica buona, di servizio, instancabile nel cercare di rinnovarsi, fuori dagli schemi consolidati, rassicuranti e spesso di comodo, per essere sempre più aderente al mondo che cambia e alle nuove domande che il mondo fa alla politica: ecco, crediamo che questo sia un modo adeguato per ricordare Antonio La Forgia e per ringraziarlo di quello che ha dato e ispirato alla nostra comunità”.







Ultimi commenti
Abitando a Reggio Emilia , o come la chiamo io Peggio Emilia, condivido pienamente quanto scritto da Alberto Guarnieri. Complimenti anche per la prosa
Speriamo!
Non la conosco, ma quanto snobismo nelle sue parole... da vero provinciale. E insultare i morti, beh... Siamo provinciali, è vero, ma non fingiamo di […]
Dopo l' omaggio ad una certa albanese, il nostro vessillo finisce leggermente svalutato
ma come mai in tutte le foto i bambini sono caucasici ? Non e' neanche lontanamente la fotografia "reale" di Reggio e dell'Italia di oggi..... quando accompagno