Domenica 21 novembre alle 17 al teatro Cavallerizza di Reggio il Festival Aperto prosegue con la coreografia “Larsen C” di Christos Papadopoulos: quello del coreografo greco è un invito a meditare, ad aprire la mente a una moltitudine di associazioni, immagini, ricordi e pensieri che non smettono mai di muoversi.
Se nei suoi precedenti lavori “Elvedon”, “Opusm” e “Ion” (quest’ultimo in scena a Reggio nel 2019, sempre nel cartellone del Festival Aperto) Papadopoulos aveva fatto entrare il pubblico nel suo universo minimalista, apparentemente geometrico e ingannevolmente semplice, in “Larsen C” va oltre e sfida la percezione dello spettatore di un fenomeno cinetico espresso nel movimento e prodotto da un gruppo di danzatori che cambia costantemente posizioni, azioni, ritmo e stile: cambiamenti quasi impercettibili inducono, alla fine, trasformazioni sostanziali che suggeriscono fenomeni naturali e i movimenti quotidiani.
Apparenza e inganno sono del resto i due cardini intorno ai quali si anima il lavoro del coreografo greco: un’instancabile esplorazione della ripetizione del movimento e della trasformazione degli stati del corpo, capace di generare molteplici livelli di significato ed esperienze percettive indimenticabili.
In “Larsen C” la metafora iniziale è un iceberg che si scioglie dentro di sé, scomparendo nel suo movimento, all’infinito. Si tratta di una forma che si dissolve, o meglio di un corpo che abbraccia i movimenti che stanno affondando al suo interno. L’obiettivo di Papadopoulos è quello di portare avanti un movimento interiorizzato, vicino all’esperienza quotidiana: tutto è costruito come un’esperienza multistrato, delineando uno stato ineludibile, incantevole, sconcertante o addirittura inquietante per la sua fatalità.






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