“Io non ho mai conosciuto Cavallini”: parola di Paolo Bellini, ex componente di Avanguardia Nazionale, che ha rilasciato una breve dichiarazione spontanea durante il nuovo processo sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Quel giorno, alle 10.25, una bomba esplose causando 85 vittime e il ferimento di altre 200 persone, nel più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra.
Bellini, secondo l’accusa, sarebbe il quinto esecutore materiale dell’attentato e avrebbe agito in concorso con i tre elementi dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) già condannati in via definitiva – Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini – e appunto con Gilberto Cavallini, condannato all’ergastolo un anno fa in primo grado.
L’ex Primula Nera è intervenuto dopo la produzione di documentazione da parte della procura generale su presunte relazioni tra lui e Cavallini, che si sarebbero intrecciate in Sud America negli anni Ottanta. Proprio in quegli anni Bellini era conosciuto anche con il nome brasiliano di Roberto Da Silva.
“Non sono mai stato in Bolivia, la mia permanenza in Sud America è stata solo in certi periodi”, si è difeso Bellini: “Dal 1976 e dopo sette mesi rientrai in Italia. Poi sono stato in Brasile, ma non sono mai andato in Venezuela o in Bolivia. Sono stato in Paraguay in due occasioni. Il 14 febbraio del 1981 fui arrestato in Italia, e sono uscito a dicembre del 1986. Negli anni 1982 e 1983 non sono mai stato in Bolivia”.






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