La mattina si sabato scorso, Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Alcide Cervi, si è recata nel cimitero di Campegine (Reggio Emilia), presso la tomba monumentale della famiglia Cervi.
Qui ha portato 15 rose rose rosse, una per Alcide Cervi e Genoeffa Cocconi, scomparsa esattamente 76 anni fa, e per tutti i figli, comprese le donne, i genitori e le nuore della famiglia Cervi.
Scrive l’Istutituto Cervi: “Genoeffa è una figura straordinaria di madre, esempio di una Resistenza portata avanti quasi in punta di piedi, fra le mura di Casa Cervi, nell’educazione ai figli e alle figlie attraverso le letture, e poi nella condivisione della prospettiva di libertà accompagnando la scelta di campo dei figli.
Scomparsa nemmeno un anno dopo la fucilazione dei figli maschi, di lei ci sono pervenute pochissime documentazioni, che sono state elaborate nel tempo, dagli storici e dagli artisti. Non di rado ne è uscita una figura immobile, suggestione forse della fotografia in cui è ritratta insieme a tutta la famiglia, che la rende poi nell’immaginario successivo dignitosa e quasi ieratica nella sopportazione di un dolore senz’altro disumano; un’immagine che la proietta quasi in una dimensione fuori dalla storia.
Eppure, se leggiamo fra le pieghe di quei materiali, possiamo intravedere una Genoeffa diversa dalla percezione diffusa, consapevole del tempo che si stava vivendo e della tragedia che si stava annunciando, della necessità di operare una scelta; una Genoeffa a suo modo attiva e forte nel sostenere le scelte dei figli, anche solo per il sostegno materiale alla trasferta della banda Cervi in montagna, dopo l’8 settembre 1943. Una madre non piegata dal destino, ma dentro il suo tempo.
Genoeffa dimostra anche che la Resistenza ha avuto diverse forme di partecipazione, e che tutte hanno contribuito pur nella diversità a raggiungere un unico scopo.
Genoeffa è un simbolo, un archetipo delle madri che devono sopportare la sottrazione dei figli, ma è anche saldamente e ‘umanamente’ dentro al suo tempo, consapevole del rischio che si corre quando ci si espone per la libertà, per la libertà di tutti.
Ripercorrendo immagini realizzate e parole scritte su di lei, abbiamo voluto fare emergere il suo racconto, e la sua voce, sulla vicenda che la vede protagonista insieme a tutta la sua famiglia – e dire che questo racconto è saldamente nella storia”.






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