Dopo le accuse dei giorni scorsi da parte dei patron americani della Reggiana Calcio, il presidente Mike Piazza e la moglie Alicia, vicepresidente. E dopo alcuni striscioni appesi a Sassuolo vicino all’azienda, la Mapei (la multinazionale a capo del Sassuolo Calcio e padrona dello stadio di Reggio Emilia) in un comunicato fa sapere di stare valutando di ricorrere alle vie legali.

La multinazionale modense respinge in toto l’accusa di avere "ricattato" i vertici granata e ribatte che i dirigenti della Reggiana hanno creato un "clima intimidatorio contro Mapei, Mapei Stadium, Sassuolo Calcio e i loro rappresentanti, riferendo circostanze assai lontane dalla realtà evidentemente al fine di addossare ad altri le cause delle perdite accumulate dalla loro società".
La Mapei, inoltre, sostiene che il patron americano della Reggiana non abbia ragione di sostenere di non esssere stato informato dei contratti in essere per lo stadio.
Mentre per lo stesso stadio il gruppo modenese ricorda di avere già investito 8,2 milioni di euro, questo per rendere l’impianto, ormai fatiscente, una delle pià apprezzate strutture del campionato dell’intera Serie A.
Mentre per lo stesso stadio il gruppo modenese ricorda di avere già investito 8,2 milioni di euro, questo per rendere l’impianto, ormai fatiscente, una delle pià apprezzate strutture del campionato dell’intera Serie A.
Venendo poi al punto dell’affitto della Reggiana, passato da 250mila euro a 280mila, più i costi di getione, "addebitati solo in minima parte" società, "devono ritenersi false e diffamatorie le affermazioni dei coniugi secondo cui Mapei vorrebbe lucrare sulla gestione dello stadio".
Mapei sottolinea, inoltre, che alla luce dei 6 milioni di euro di perdite del bilancio, chiuso al 30 giugno 2017, il costo dello stadio "incide del 2,90%, una cifra pertanto decisamente irrisoria e lungi dal costituire quello che è definito dal sig. Piazza ‘un insostenibile tributo’".






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