C’è una festa di nozze; lo sposo viene da lontano, a sera inoltrata. Gli organizzatori provvedono a illuminare la strada. Non ci sono lampioni pubblici, certamente; così, si trovano dieci ragazze che fanno luce con le loro lampade a olio.
Così comincia una delle più belle parabole del Vangelo (Mt 25,1-13). Succede però che lo sposo sia in ritardo, cosicché le ragazze si addormentano e, quando arriva lo sposo, l’olio nelle lampade è finito. Cinque delle ragazze sono state previdenti e hanno preso una piccola riserva; le altre no. Vanno a comprarne, ma quando arrivano alla sala della festa la porta è chiusa e lo sposo non le fa entrare. Ci sembra una punizione ingiusta, perché tutte e dieci si erano addormentate e, soprattutto, non avevano responsabilità per il ritardo dello sposo. La domanda importante, però, è come mai le altre abbiano avuto l’idea di prendere un vasetto di olio in più.
La risposta è in una frase del Cantico dei Cantici: “Io dormo, ma il mio cuore veglia” (Ct 5,2). Il “cuore” è il centro della persona, la sua intenzione profonda. Essa rimane, qualunque cosa uno faccia; è come una bussola, che rimane orientata pur tra scossoni e cadute. Il contrario è un “cuore” sminuzzato, che ha tanti interessi ma nessuna decisione. Invece, l’amore non è mai colto di sorpresa, anche perché chi ama non ritiene mai di aver amato abbastanza.
Possiamo riprendere il nostro discorso sul moralismo. Tanto l’amante come il moralista compiono gli stessi atti, buoni, generosi, al punto che ambedue vengono lodati da chi li osserva. Ma il moralista ritiene di aver fatto abbastanza, rispettando le regole della legge degli uomini o di quella di Dio. Di fronte all’imprevisto, però, non è attrezzato, perché la legge non può prevedere tutto. Per questo Gesù, nel Discorso della Montagna (Mt 5), dice di essere venuto per dare compimento alla Legge; questo non significa aggiungere altri precetti, ma egli vuole radicare la Legge di Mosè nel cuore dell’uomo, mostrarne l’intenzione, che nasce come risposta a un dono, che è l’amante stesso, e la ricompensa è l’amore, non il merito, il plauso.
Si può aggiungere una considerazione. Il moralista non ammette di sbagliare e, se accade qualche evento che lo coinvolga, è pronto a giustificarsi, spesso appellandosi alla legge, che egli ha rispettato; oppure, accusando gli altri. Invece l’amore accusa sé stesso, perché ritiene di non aver mai amato abbastanza. Talvolta addirittura esagera, ma è difficile dargli un limite.
Certamente Dio, che è l’amore infinito, di limiti non se ne pone. Ritorna qui l’antica obiezione: ma era proprio necessaria tanta sofferenza, tanto sangue, tanto obbrobrio? Era necessario il supplizio della croce? La risposta è sì: non si tratta di proporre un esempio di generosità o di fede. Qualcuno ha scritto che la fede nella risurrezione ha un valore simbolico: essa proclama che la causa di Gesù continua, che i poteri del mondo non riescono a soffocarla, e che vi sono uomini e donne che sono convinti che quella di Gesù è la via per incidere veramente nella storia, e che la storia un giorno darà loro ragione.
Ma l’intenzione del mondo è più alta e radicale: esso vuole togliere a Dio il diritto di parola. Infatti, che cosa puoi dire tu, altissimo e immortale, che vivi in un cielo lontano, che cosa puoi dire di fronte alle guerre, agli stermini, alle atrocità? Alcuni ritengono che Auschwitz abbia ridotto Dio al silenzio, perché nulla può risarcire chi è stato privato non solo della vita, ma della speranza per sé e i propri cari, chi è stato privato della dignità, chi non riesce più ad ascoltare le grandi parole che vengono alla mente quando nasce un bambino.
Soprattutto, come si potrà ancora dire, con san Giovanni, “Dio è amore” (1Gv 4,8)? È lo stesso apostolo a dare la risposta: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. La Parola che era scritta nei Libri santi si è fatta carne, carne crocifissa, e ancora può essere pronunciata nei luoghi della malvagità e del dolore.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu