Il gruppo consiliare del Partito Democratico di Reggio Emilia replica a stretto giro al capogruppo di Fratelli d’Italia Cristian Paglialonga, che nei giorni scorsi aveva sottolineato di aver chiesto “da mesi” al Comune i documenti relativi al caso del centro sociale AQ16 di via Fratelli Manfredi 14, sostenendo che dietro ai ritardi di consegna delle carte richieste ci fosse una precisa volontà politica da parte dell’amministrazione comunale.
“Fratelli d’Italia delegittima il lavoro del personale dipendente, l’etica e la professionalità degli uffici comunali”, commenta di rimando il gruppo Pd in Sala del Tricolore: “Attribuire presunte responsabilità o regie oscure, insinuando senza dimostrare, è un attacco inaccettabile e privo di fondamento. Il metodo investigativo montato ad arte verso il personale non deve appartenere all’azione politica, pur dura, nei confronti degli amministratori eletti”.
“Come gruppo consiliare Pd prendiamo le distanze da qualsiasi attribuzione di disonestà, mancanza di etica o subordinazione a indicazioni improprie rivolta al personale comunale senza riscontri puntuali. Tutelare la dignità professionale delle persone significa chiedere che le responsabilità siano individuate attraverso comportamenti documentati, senza estendere sospetti indistinti a chi lavora per un ente pubblico come il Comune”.
Il diritto dei consiglieri comunali di ottenere le informazioni utili al proprio mandato è riconosciuto dall’articolo 43 del Testo unico degli enti locali.
“È uno strumento di controllo sull’amministrazione, non una concessione della maggioranza all’opposizione”, sottolineano i dem, “ma l’esercizio di questo diritto deve essere organizzato in modo da garantirne l’effettività e, insieme, il funzionamento degli uffici. Il Ministero dell’Interno richiama la necessità di contemperare l’accesso con l’efficienza dell’attività amministrativa, evitando aggravi organizzativi non necessari. Questo principio non autorizza risposte indefinite o dinieghi generici, ma richiede soluzioni concrete”.
“Più volte”, è l’accusa del Pd reggiano, “il consigliere Paglialonga ha dimostrato di non comprendere la differenza tra questi due aspetti, richiedendo costanti e complessi accessi agli atti a tutti gli uffici comunali, esigendo spesso documenti non esistenti non perché segretamente occultati da dipendenti compiacenti, ma semplicemente perché non riguardanti attività amministrativa dell’ente”.
Esemplificativa, a tal proposito, secondo il gruppo consiliare del Pd, “la sua richiesta, durante una commissione, del verbale ufficiale di una telefonata privata e personale di un assessore. Ma, soprattutto, pesa sull’operatività degli uffici la sua costante insoddisfazione per i documenti ricevuti, che l’hanno portato a richiedere più volte lo stesso materiale alla ricerca dell’atto che dimostrasse una ennesima teoria complottistica che, puntualmente, si dimostrava non esistere”.
Davanti a quelle che vengono definite “le ennesime accuse pesanti e infondate di Paglialonga”, “esprimiamo piena solidarietà agli uffici, che si sono sempre mostrati ampiamente collaborativi e adeguati al proprio ruolo”, conclude il gruppo reggiano del Pd: “I dipendenti non si meritano insinuazioni e sentenze espresse da chi oggi vuole fare da giudice, giuria e carnefice. Questa amministrazione continuerà a garantire il pieno diritto di accesso agli atti a tutti i consiglieri, augurandosi un comportamento più serio, responsabile e soprattutto rispettoso dei dipendenti del nostro Comune da parte di tutti”.






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