Presidente Guidetti, i fatti di Bologna hanno riaperto il tema della sicurezza. Da dove bisogna partire?
Bisogna partire da un principio semplice: la morte di Fakir è una tragedia che merita rispetto e vicinanza alla famiglia. Ma proprio perché si tratta di una vicenda così grave, la politica deve avere il senso della misura e attendere il lavoro della magistratura. Le responsabilità si accertano nelle aule di giustizia, non nelle piazze.
Lei condivide le critiche espresse da Carlo Calenda e dal senatore Marco Lombardo nei confronti del sindaco Lepore?
Sì. Calenda e Lombardo hanno espresso una posizione che condivido. E bene ha fatto a esprimersi Elisabetta Gualmini. Convocare una manifestazione prima che l’inchiesta avesse chiarito i fatti è stato un errore politico. Un sindaco rappresenta tutti i cittadini e, in momenti di forte tensione, deve contribuire ad abbassare il livello dello scontro, non alimentare letture che rischiano di anticipare il giudizio della magistratura.
La manifestazione è poi degenerata negli scontri con la polizia.
Ed è questo l’aspetto più grave. Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma chi trasforma una piazza in un teatro di violenza non sta esercitando un diritto democratico. Gli autonomi e gli altri gruppi estremisti che hanno cercato lo scontro con le forze dell’ordine hanno arrecato un danno alla città e alla credibilità della stessa manifestazione.
Sessantaquattro agenti sono rimasti feriti.
A loro va la solidarietà piena di Azione. Sessantaquattro feriti non sono un dettaglio di cronaca. Sono donne e uomini dello Stato che stavano svolgendo il proprio servizio. Chi ha responsabilità istituzionali dovrebbe partire da questo dato e condannare senza esitazioni ogni forma di violenza contro le forze dell’ordine.
Anche Modena vive una fase nella quale il tema della sicurezza è sempre più presente. Qual è la vostra proposta?
La sicurezza non appartiene alla destra né alla sinistra. È un diritto dei cittadini e una responsabilità dello Stato. Servono più prevenzione, più coordinamento tra le istituzioni, organici adeguati e un sostegno convinto a chi opera ogni giorno sul territorio. Le battaglie ideologiche non aiutano a risolvere i problemi reali.
Il segretario provinciale del Pd di Reggio Emilia, Massimo Gazza, al Carlino ha espresso dure critiche al governo. Come valuta le sue dichiarazioni?
Con Gazza c’è un rapporto di stima e il confronto politico è sempre stato corretto. Su diversi temi nazionali condivido molte delle critiche che ha rivolto al governo. Allo stesso tempo credo che, sui fatti di Bologna, sia importante tenere ferma la distinzione indicata da Calenda e dal senatore Lombardo. Una cosa è il dissenso politico, che appartiene alla dialettica democratica. Altra cosa è la violenza degli estremisti contro le forze dell’ordine. Su questo non dovrebbero esistere sfumature. Sono certo che tutte le forze riformiste possano ritrovarsi su una posizione chiara: rispetto per il lavoro della magistratura, solidarietà agli agenti feriti e isolamento di chi sceglie la violenza come strumento di lotta politica.






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