I disordini scoppiati nella serata di lunedì 20 luglio a Bologna, in occasione del presidio convocato dal sindaco Matteo Lepore per Abderrahim Fakir, l’uomo di 42 anni di origine marocchina morto domenica mattina in via Svevo, nel quartiere Pilastro “è la diretta e prevedibile conseguenza dell’irresponsabilità politica di chi alimenta il sospetto contro le forze dell’ordine” secondo Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp.
Dal punto di vista di Pianese “il sindaco Lepore, convocando una piazza ‘per chiedere verità e giustizia’ a caldo e prima ancora che la magistratura possa fare il proprio lavoro, di fatto ha spianato la strada all’odio della galassia antagonista. Parlare di ‘giustizia’ come se qualcuno stesse insabbiando i fatti è un’allusione grave che soffia sul fuoco del pregiudizio anti-divisa”.
Il risultato “è sotto gli occhi di tutti: manifestanti che urlano ‘assassini’ ai poliziotti, lanciano bombe carta, prendono d’assalto i blindati e costringono gli agenti a difendersi”.
Per gestire la piazza bolognese, sottolinea inoltre Pianese, sono anche stati mobilitati d’urgenza i reparti mobili della polizia da Padova, Firenze e Roma, “con un dispendio economico di centinaia di migliaia di euro”.
“È inammissibile che le istituzioni facciano da cassa di risonanza alla piazza violenta, esponendo i poliziotti al linciaggio e creando un danno enorme alla sicurezza pubblica. Chiediamo che ognuno si assuma le proprie responsabilità: chi riveste ruoli di governo della città non può comportarsi come un agitatore di piazza”.






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