Un aumento medio dei costi di gestione del 4,6% rispetto al 2025 e una gara per la gestione del servizio di raccolta che ancora non si vede all’orizzonte e che con ogni probabilità slitterà al 2027: quello dei rifiuti è uno dei temi del momento a Reggio Emilia, e le opposizioni ora incalzano la giunta Massari.
Lunedì scorso in Sala del Tricolore il consigliere comunale di Coalizione civica Dario De Lucia ha chiesto all’assessore alla cura della città (con delega alla gestione dei rifiuti) Davide Prandi di chiarire se Reggio sarebbe davvero andata a gara entro la fine del 2026 per affidare il servizio di raccolta dei rifiuti, come era stato annunciato in precedenza.
“La risposta è stata che forse si farà, ma se ne parlerà più avanti”, sintetizza De Lucia: “Quindi l’annuncio fatto sulla stampa dell’assessore mesi fa sulla gara entro il 2026 non corrispondeva alla realtà dei fatti. L’assessore Prandi ha mentito, non è serio questo atteggiamento. Da anni denunciamo una situazione anomala: il servizio rifiuti viene prorogato a Iren senza una gara pubblica, mentre i costi aumentano e le famiglie continuano a pagare bollette sempre più pesanti. Una gara pubblica servirebbe a rimettere al centro trasparenza, qualità del servizio e tariffe più eque”.
A giugno Coalizione civica, assieme a Reggio Emilia Ripuliamoci, ha depositato una mozione di iniziativa popolare proprio per chiedere che il Comune “apra finalmente un percorso pubblico, trasparente e verificabile” sull’affidamento del servizio rifiuti, con diverse proposte per il miglioramento delle tariffe e del servizio.
“Non stiamo chiedendo un salto nel buio, ma normalità amministrativa”, precisa De Lucia: “In altri territori le gare pubbliche hanno prodotto risparmi significativi. Reggio non può continuare a restare ferma nella logica delle proroghe infinite”.
Molto critico anche Cristian Paglialonga, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale: “Il quadro è drammatico. Reggio è diventata il fanalino di coda dell’Emilia-Romagna nella gara sui rifiuti. La procedura non si concluderà nemmeno entro il 2026, condannando cittadini e imprese reggiane a subire, per tutto il 2026 e molto probabilmente anche nel 2027, aumenti esponenziali della Tari. Un salasso insopportabile per le famiglie e per le attività commerciali, che già lottano quotidianamente per sopravvivere”.
Ma questo, per Paglialonga, “non è un caso: è il risultato del peso politico sempre più marginale del Partito Democratico reggiano nei confronti della Regione. Mentre altrove le procedure vengono concluse, Reggio resta sistematicamente indietro e nessuno sembra preoccuparsene. Se il Pd reggiano avesse davvero l’autorevolezza e l’influenza che continua a vantare, sarebbe stato in grado di far valere le ragioni del nostro territorio e impedire che Reggio finisse in fondo alle priorità regionali. Invece è accaduto esattamente il contrario. Questa è la vera faccia del Pd reggiano: quando c’è da difendere Reggio, semplicemente non conta nulla”.






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