La Corte d’assise di Alessandria ha condannato a 6 anni di reclusione – il pubblico ministero ne aveva chiesti 21 – l’ex brigatista reggiano Lauro Azzolini nel primo grado del processo per i cosiddetti “fatti di Cascina Spiotta”, uno degli episodi di sangue più noti degli Anni di piombo italiani.
Azzolini era accusato – assieme agli storici capi delle Brigate Rosse Renato Curcio e Mario Moretti, per i quali nel frattempo è intervenuta la prescrizione – di concorso morale nell’omicidio dell’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso: il militare rimase ferito il 5 giugno del 1975 in uno scontro a fuoco tra i carabinieri e un gruppo di brigatisti che teneva prigioniero nella Cascina Spiotta di Arzello di Melazzo – in provincia di Alessandria, in Piemonte – l’industriale Vittorio Vallarino Gancia, rapito il giorno prima dalle Br (con l’obiettivo di chiedere un riscatto con il quale finanziare la lotta armata).

D’Alfonso morì in ospedale qualche giorno dopo. Nella stessa sparatoria perse la vita anche la brigatista Mara Cagol, moglie di Curcio.






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