Guardare al passato per continuare a costruire il futuro. È questo il filo conduttore della conferenza stampa con cui Zucchero ha presentato allo stadio Dall’Ara di Bologna il tour “Baila (Sexy Thing) 25th – Under the Moonlight”, dedicato ai 25 anni di uno dei brani simbolo della sua carriera. Un’occasione non solo per fare il punto sulla tournée estiva, ma anche per annunciare due importanti appuntamenti destinati a segnare il 2027: il gran finale a San Siro il 10 giugno, che celebrerà il quarto di secolo della hit, e un doppio progetto speciale dedicato ai quarant’anni dell’album “Blues”, con dieci concerti all’Arena di Verona nel 2027 e altri dieci nel 2028.

La tournée, dopo la partenza da Ancona e le prime date italiane, proseguirà nei principali stadi e festival della penisola – da Pescara a Perugia, passando per Messina e Lucca – prima di riprendere il suo percorso internazionale fino all’autunno. Sul palco, accanto al bluesman emiliano, una formazione composta da musicisti provenienti da tutto il mondo che da anni accompagna i suoi concerti, confermando la vocazione internazionale del progetto artistico.
In occasione dell’anniversario, è tornata disponibile anche una versione rimasterizzata di “Baila (Sexy Thing)”, pubblicata in italiano, inglese e spagnolo insieme al video restaurato, a testimonianza della volontà di riportare sotto i riflettori uno dei brani italiani di maggior successo a livello internazionale.
Tra ricordi e nuovi traguardi, il bluesman emiliano ha affrontato anche il tema del prossimo lavoro in studio. Un nuovo album, assicura, non è escluso, ma arriverà soltanto quando ci saranno le canzoni giuste.
“Dopo aver scritto più di 350 brani tra quelli miei e quelli realizzati per altri artisti”, spiega, “fare un disco è sempre più difficile. Non si tratta di mantenere il successo, ma di giustificarlo”. Per Zucchero, nell’epoca in cui i dischi vendono inevitabilmente meno rispetto al passato, pubblicare un album ha senso solo se il livello qualitativo è all’altezza della propria storia artistica.
“Non puoi permetterti di fare un disco mediocre”, sintetizza.
Tra gli argomenti affrontati anche il futuro del rapporto tra Sanremo ed Eurovision. Zucchero si schiera a favore dell’ipotesi che il rappresentante italiano non debba necessariamente coincidere con il vincitore del Festival. Secondo lui, la scelta dovrebbe ricadere sull’artista che abbia maggiori possibilità di competere a livello internazionale.
“Se fossi direttore artistico sceglierei proprio questa strada”, afferma, sostenendo che l’Eurovision richieda caratteristiche specifiche e che non debba essere un passaggio automatico per chi conquista Sanremo.
Sul contest europeo, però, il giudizio resta piuttosto critico. Al di là del successo dei Måneskin, osserva, pochi vincitori sono riusciti a lasciare un segno duraturo nella scena musicale internazionale. “Bisognerebbe pensare soprattutto a cantare e a portare belle canzoni”, commenta con la schiettezza che da sempre caratterizza le sue dichiarazioni.
Nel corso dell’incontro Zucchero ha anche riflettuto sul momento particolarmente favorevole della musica dal vivo.

Dopo la pandemia, spiega, il pubblico ha riscoperto il piacere dei concerti e le nuove generazioni di artisti hanno saputo sfruttare al meglio i social network, strumenti che lui stesso ammette di conoscere poco. “Sono macchine da guerra”, dice riferendosi ai giovani protagonisti della scena italiana, pur rivendicando un modo diverso di costruire il rapporto con il pubblico.
Non sono mancati i ricordi di una carriera internazionale che pochi artisti italiani possono vantare. Dall’invito di Brian May al concerto-tributo a Freddie Mercury alle collaborazioni con Miles Davis, Eric Clapton, Robert Plant e agli eventi per Nelson Mandela, Zucchero ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della sua esperienza artistica. Proprio parlando di Miles Davis ha raccontato divertenti aneddoti sulla registrazione del loro incontro musicale, descrivendo il grande jazzista come un uomo esigente ma capace di riconoscere immediatamente il talento.
Infine uno sguardo alla musica italiana di oggi. Tra gli artisti che apprezza maggiormente cita Ultimo, del quale elogia soprattutto la scrittura, ma anche Marracash, Blanco e Salmo, confermando curiosità e attenzione verso le nuove generazioni, pur restando fedele alla propria idea di musica: meno strategie e più canzoni destinate a durare nel tempo.






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