Centro per il rimpatrio in Emilia, Fratelli d’Italia chiede alla Regione di accelerare

carcere Crp centro rimpatrio – CC

Fratelli d’Italia, con una risoluzione presentata dal consigliere Ferdinando Pulitanò e sottoscritta dalla consigliera Annalisa Arletti, ha chiesto alla Regione Emilia-Romagna di manifestare formalmente al governo e al Ministero dell’Interno la propria disponibilità a individuare un sito idoneo per ospitare un Cpr (centro di permanenza per il rimpatrio) sul territorio regionale.

Lo scorso febbraio il presidente della Regione Michele de Pascale, nel chiedere al governo politiche più incisive sul tema della sicurezza, aveva aperto alla possibilità che sul territorio emiliano venisse realizzato un Cpr, ma dopo giorni di polemiche a distanza (sia tra de Pascale e il ministro Piantedosi che all’interno della stessa coalizione di centrosinistra) la questione era stata sostanzialmente messa in stand-by.

Il Ministero, ricordano i due consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, ha espresso a più riprese la necessità di potenziare la rete nazionale dei Cpr “per garantire una distribuzione equa delle strutture sul territorio nazionale e alleggerire la pressione sulle regioni attualmente più esposte”.

Attualmente, quando le forze dell’ordine dell’Emilia-Romagna rintracciano una persona straniera in attesa di un provvedimento di espulsione dall’Italia, sono costrette a trasferirla nei Cpr di altre regioni – ad esempio quelli di Gorizia, Milano, Torino o Brindisi, sempre che ci siano posti disponibili. La presenza di un centro di permanenza per il rimpatrio sul territorio emiliano-romagnolo, invece, per Fratelli d’Italia consentirebbe “di ottimizzare e velocizzare le procedure di identificazione ed espulsione dei soggetti irregolari rintracciati a livello locale, riducendo i tempi di permanenza di questi ultimi nelle strutture temporanee o il loro rilascio in assenza di rimpatrio effettivo”.

I consiglieri regionali ricordano anche come, in un recente question time alla Camera, il ministro dell’Interno Piantedosi abbia confermato il piano del Viminale per ampliare la rete nazionale dei Cpr, e precisamente in Campania, Trentino-Alto Adige (due), in Toscana e appunto in Emilia-Romagna.

Per Pulitanò e Arletti “i sindaci di diverse città emiliane, anche di aree ad alta densità urbana come Bologna, Reggio Emilia o Modena, segnalano spesso problemi legati alla sicurezza nelle aree monumentali o nelle stazioni; i Cpr, in quest’ottica, sono lo strumento terminale per allontanare definitivamente chi delinque, impedendo che torni in circolazione sul territorio dopo una denuncia o una breve detenzione”.

La risoluzione di Fratelli d’Italia punta a impegnare la giunta regionale ad avviare un tavolo tecnico di confronto con il governo e le prefetture per individuare la localizzazione più adatta per il centro di permanenza per il rimpatrio, privilegiando siti isolati, infrastrutture demaniali dismesse o aree che non interferiscano con la pianificazione urbanistica, turistica o residenziale dei Comuni coinvolti.



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