C’è anche un forte legame con l’Emilia-Romagna nella vicenda che vede Nicole Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani annunciare una richiesta di risarcimento da 250 milioni di dollari nei confronti del Fatto Quotidiano e di altre testate che si sono occupate del caso della grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda.
La coppia, attraverso i propri legali, ha infatti contestato gli articoli e le trasmissioni che negli ultimi mesi hanno approfondito la procedura che ha portato alla concessione della grazia presidenziale. Già nelle scorse settimane una diffida indirizzata al quotidiano diretto da Marco Travaglio chiedeva la rimozione dei contenuti pubblicati e preannunciava una richiesta di danni quantificata in una somma “non inferiore a 250 milioni di dollari”.

Una cifra che ha immediatamente attirato l’attenzione del mondo dell’informazione, non soltanto per la sua entità ma anche per le possibili ricadute su una delle principali realtà editoriali indipendenti del Paese. Il Fatto Quotidiano fa infatti capo alla Società Editoriale Il Fatto (Seif), società quotata in Borsa che controlla il giornale fondato nel 2009 da un gruppo di giornalisti guidati da Antonio Padellaro e dallo stesso Travaglio.
Ed è proprio nell’assetto proprietario della società che emergono due figure legate all’Emilia. Tra i principali azionisti figura infatti Francesco Aliberti, editore e imprenditore reggiano che partecipò fin dall’inizio all’avventura editoriale del Fatto Quotidiano. Secondo gli ultimi dati societari disponibili, Aliberti detiene il 5,01 per cento del capitale della Seif, una quota che lo colloca tra gli azionisti rilevanti della società.

Accanto a lui c’è Cinzia Monteverdi, originaria di Montecchio Emilia e da anni figura centrale nella gestione del gruppo editoriale. Monteverdi ricopre oggi il doppio incarico di presidente e amministratrice delegata della Seif ed è anche una delle principali azioniste della società, con una partecipazione del 16,25 per cento, pari a quella detenuta da Antonio Padellaro.

L’attuale struttura dell’azionariato non vede la presenza di un socio di controllo. Oltre alle quote detenute da Monteverdi, Padellaro e Aliberti, una parte consistente del capitale è distribuita tra il mercato e altri investitori, secondo un modello che fin dalla nascita del giornale ha puntato a garantire l’autonomia editoriale della testata.
Per il momento la richiesta di risarcimento avanzata da Minetti e Cipriani resta un’iniziativa annunciata dai loro legali e non si è tradotta in alcuna pronuncia giudiziaria. Tuttavia l’entità della cifra evocata rappresenta uno degli aspetti più clamorosi dell’intera vicenda e porta inevitabilmente l’attenzione anche sulla società editrice e sui suoi principali soci.







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