Caso Portanova, i centri antiviolenza contro la Reggiana: “Non l’ha ancora sospeso”

Manolo Portanova AC Reggiana – IGMP

A una decina di giorni dalla sentenza della Corte d’appello di Firenze, che ha confermato la condanna a sei anni di reclusione per il calciatore granata Manolo Portanova, accusato di violenza sessuale di gruppo e lesioni e già condannato alla stessa pena anche in primo grado, il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna “prende atto che […] la Reggiana non ha assunto ancora alcuna decisione in merito alla sospensione del calciatore”.

“Vogliamo portare l’attenzione sul fatto che lo sport, e in particolare il calcio, rappresenta uno degli ambiti in cui le asimmetrie di potere tra uomini e donne emergono con maggiore evidenza”, sottolinea il Coordinamento: “Un sistema capace di influenzare milioni di persone continua a mostrare ambiguità e resistenze nella gestione dei casi di violenza sessuale che coinvolgono i propri protagonisti”.

Il caso Portanova, in particolare, “mostra in maniera evidente che sulla responsabilità etica delle società sportive si è alzato, anche questa volta, un muro di gomma. Nonostante la gravità delle accuse e delle sentenze, la sua carriera non ha subìto un arresto significativo, sollevando interrogativi sul concetto di danno reputazionale nel mondo calcistico. Non solo, la vittima e la sua famiglia continuano a ricevere sui social attacchi inaccettabili per cui ci stringiamo attorno a loro ed esprimiamo la nostra vicinanza”.

In questo contesto, per il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna “appare evidente una contraddizione tra le campagne simboliche contro la violenza sulle donne, come quelle promosse da alcune squadre di calcio in occasione del 25 novembre, e la tolleranza o l’indifferenza dimostrate in situazioni concrete. Invitiamo istituzioni sportive, società, tifosi e opinione pubblica, unendoci alle compagne di Non da sola e di Non una di meno, a una riflessione profonda: senza un reale impegno nel contrastare la cultura dello stupro e nel sostenere le vittime, ogni dichiarazione rischia di apparire vuota e ipocrita. È necessario colmare il divario tra parole e azioni, promuovendo responsabilità, coerenza e un cambiamento culturale che parta proprio da uno degli ambiti sportivi più influenti della società contemporanea”.



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