Quattordici realtà e associazioni reggiane per la pace e la nonviolenza (gruppo Presidiamo la pace, gruppo Albinea per la pace e la nonviolenza, Donne in nero, Apertamente, Passaparola, Gruppo laico missionario, Vivere la Collina, Associazione reggiana per la Costituzione, Movimento nonviolento centro di Reggio Emilia, associazione Amar Costruire Solidarietà, Libera Università Popolare, Un bambino per amico odv, don Eugenio Morlini di Pax Christi, Cittadini pro pace di Sant’Ilario e Costruttori di pace) hanno scritto una lettera aperta al senatore reggiano del Partito Democratico Graziano Delrio – che qualche mese fa aveva anche presentato una sua proposta di legge sul tema – “per esprimerle la nostra preoccupazione rispetto all’approvazione in Senato del ddl antisemitismo del 4 febbraio scorso con il suo voto favorevole”.
“Nella sua proposta Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo e per il rafforzamento della Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo nonché delega al Governo in materia di contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme on line“, ricordano le 14 realtà associative reggiane, “lei metteva in evidenza il preoccupante aumento di azioni antisemite che, sia in modo diretto che online, colpiscono le persone ebree anche nel nostro Paese. La sua analisi evidenziava come il coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri abbia rilevato e denunciato un preoccupante aumento di fenomeni d’odio contro gli ebrei, non solo a livello quantitativo, ma anche qualitativo, essendo rilevante la gravità e pervasività di tali atti”.
“Aborriamo tali comportamenti e tali pensieri: crediamo nella costruzione di una cultura di pace, di educazione alla nonviolenza. La nostra azione è orientata al superamento di ogni violenza, istituzionale, di gruppo e individuale. Sappiamo quanto il popolo ebraico abbia subìto guerre, pogrom e campi di concentramento: condanniamo in modo inequivocabile l’antisemitismo e ogni razzismo che colpisce la persona nella sua dignità di essere umano, solo in quanto appartenente a determinate categorie basate su genere, orientamento politico, sessuale, religioso, provenienza geografica, etnica, lingua, cultura, caratteristiche fisiche o comportamentali”.
“Siamo però molto preoccupati”, spiegano i sottoscrittori della lettera aperta, “dalla scelta di inserire nel decreto legge approvato in Senato la definizione di anitisemitismo che l’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) ha adottato nel maggio 2016. Per chiarire la sua posizione, l’Ihra ha aggiunto undici esempi, anche contraddittori tra di loro. Per esempio è considerato antisemita ‘tracciare paragoni tra la presente politica israeliana e quella nazista’, per cui qualunque azione compia il governo israeliano, come il genocidio dei palestinesi, non è possibile accusarlo di comportamenti nazisti, mentre questo accade normalmente per qualunque altro regime sanguinario. Fin dall’inizio diversi osservatori ed esperti hanno espresso delle riserve su questa definizione, in particolare sul rischio di un suo uso politico che può screditare moralmente con l’accusa di antisemitismo le posizioni di chi si trova dall’altra parte nel conflitto arabo-israeliano e di chiunque denunci i crimini di guerra e il dichiarato intento genocida dello Stato d’Israele nel confronto del popolo palestinese”.
“Noi condanniamo tutti i recenti attacchi contro civili israeliani e palestinesi, ma non possiamo che denunciare la politica di uno Stato come Israele, che organizzazioni per i diritti umani, studiosi, giuristi, associazioni anche israeliane, hanno definito di apartheid: le sofferenze del popolo palestinese non possono in nessun modo essere giustificate. In diversi Stati, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, questa definizione viene usata per qualificare come antisemite posizioni politiche critiche verso Israele, ostacolando in questo modo proteste pacifiche, forme di attivismo, ricerche delle stesse organizzazioni per i diritti umani e, in generale, il dibattito pubblico sulle politiche israeliane”.
“‘L’incorporazione della definizione di antisemitismo dell’Ihra nella legislazione nazionale rischia di soffocare il dibattito pubblico, la libertà accademica e l’azione della società civile, dando priorità alle relazioni politiche con lo Stato d’Israele rispetto alla giustizia e limitando la capacità di chiamare le autorità israeliane a rispondere di crimini di diritto internazionale da esse commessi‘, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia”, ricordano le 14 realtà e associazioni reggiane.
“Come denunciato già da più parti, crediamo che tali posizioni rischino di danneggiare anche la causa del popolo ebraico: equiparando l’identità ebraica con uno Stato che è accusato di genocidio si continuerà a favorire l’antisemitismo e l’islamofobia. Temiamo che adottando questa definizione di antisemitismo si generi una grave incertezza giuridica e si finisca per criminalizzare come antisemite critiche legittime alle violazioni del diritto internazionale, dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, commesse dal governo israeliano, compromettendo l’obiettivo stesso che si dichiara di perseguire. Tutto ciò in un momento in cui i venti di guerra soffiano con forza distruttrice nel Medio Oriente e non solo”.
“Molti tra di noi”, concludono le quattordici realtà reggiane rivolgendosi a Delrio, “si impegnano da anni per la costruzione di una cultura di pace, per la difesa dei diritti civili, per la dignità di ogni popolo e di ogni persona: la sappiamo non indifferente a questi valori. Le esprimiamo dunque la nostra profonda contrarietà e disapprovazione, anche in quanto rappresentante politico del nostro territorio; auspichiamo che, nel corso dell’iter parlamentare, si possa rivedere questa definizione di antisemitismo. Ci auguriamo anche che, se tale legge potesse divenire giustificazione di azioni repressive verso chi manifesta pacificamente contro il governo israeliano di Netanyahu, lei decida di prendere posizione in sua tutela”.






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