La crisi regionale (ma con riverberi internazionali) scatenata dall’attacco militare congiunto sferrato lo scorso 28 febbraio da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, che nei giorni successivi ha risposto prendendo di mira con missili e droni numerosi obiettivi militari (e non solo) in diversi Paesi del Medio Oriente, in particolare nel Golfo persico, ora spaventa l’economia mondiale.
L’eco delle tensioni sui mercati – in particolare quello dell’energia – è arrivata fino in Emilia: “Quando le tensioni geopolitiche aumentano, gli effetti non restano confinati ai luoghi del conflitto ma si propagano rapidamente all’economia globale”, sottolinea Roberta Anceschi, presidente di Confindustria Reggio Emilia: “Per territori fortemente manifatturieri e aperti ai mercati internazionali, come quello di Reggio e più in generale l’Emilia-Romagna, ogni instabilità internazionale diventa inevitabilmente anche una questione economica e dunque territoriale e sociale”.
L’attacco all’Iran, quindi, per Anceschi “aggiunge un ulteriore elemento di incertezza in uno scenario già segnato da molte incognite, dal costo dell’energia alle tensioni commerciali. Le conseguenze di una crisi di questo tipo non riguardano soltanto i Paesi coinvolti: incidono infatti non solo sui consumi, ma anche sulla mobilità delle merci, sulle catene di approvvigionamento e sull’accesso alle materie prime. Elementi che hanno inevitabili ricadute tanto sui ricavi, quanto sui costi delle imprese”.
Nella prima settimana di conflitto un punto particolarmente sensibile è stato lo stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici per il commercio energetico mondiale: da lì transitano ogni giorno circa 20 milioni di barili di petrolio, il 27% del totale globale, oltre al 20% del gas naturale liquefatto e a una quota significativa dei fertilizzanti. Le tensioni nell’area, però, hanno sostanzialmente bloccato il traffico marittimo, che nel frattempo ha visto aumentare i costi di trasporto e assicurazione.
In questo quadro, evidenzia la presidente di Confindustria Reggio Emilia, “pesa sempre di più il tema dell’energia, che da anni rappresenta uno dei principali fattori di svantaggio competitivo per le imprese italiane rispetto ai competitori europei. È quindi importante rendere rapidamente operative le misure di sostegno previste dal Decreto Energia per famiglie e piccole e medie imprese, pur sapendo che oggi, all’interno di un quadro generale come quello appena richiamato, non possono bastare da sole. Servono infatti interventi strutturali: un vero mercato unico europeo dell’energia e politiche industriali capaci di rafforzare la competitività del sistema produttivo”. Non solo: “In una fase straordinaria come quella attuale, anche una decisione in merito alla flessibilità delle regole del Patto di stabilità e crescita diventa non solo necessaria, ma indispensabile”.
A complicare ulteriormente lo scenario, poi, ci sono anche le incertezze nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, primo mercato extraeuropeo per l’export italiano. Per questo motivo, prosegue Anceschi, “diventa ancora più rilevante il rafforzamento della presenza dell’industria italiana e reggiana in nuovi mercati. L’accordo tra Unione Europea e Mercosur promette di aprire opportunità importanti, così come il consolidamento delle relazioni economiche con partner come India, Giappone e Canada”.
Per un territorio industriale come quello reggiano, dove l’export e la manifattura rappresentano un motore fondamentale di sviluppo, la condizione essenziale è però senza dubbio la stabilità dei mercati internazionali: l’auspicio di Anceschi, dunque, è che “la crisi trovi rapidamente una soluzione: solo il ritorno a una pace giusta, tanto in Medio Oriente quanto in Ucraina, può garantire la sicurezza non solo delle popolazioni inermi coinvolte, ma anche degli scambi, rilanciando in tal modo una prospettiva di crescita per l’economia globale”.






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