La direzione dell’Azienda Usl Irccs di Reggio Emilia ha smentito con decisione le accuse di alcune sigle sindacali, secondo le quali l’azienda sanitaria sarebbe intenzionata a esternalizzare in futuro il servizio di preparazione dei pasti per dipendenti e degenti.
Per l’azienda sanitaria il progetto di integrare la cucina dell’ospedale Franchini di Montecchio – che attualmente, come ha sottolineato l’Ausl, gestisce “una produzione molto limitata” (145 pasti al giorno) – con quella dell’arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio è motivato dalla necessità di introdurre innovazioni nella gestione dei pasti per i pazienti (il cosiddetto “vassoio personalizzato”) e di mantenere il costo del pasto competitivo con quello del mercato libero.
L’alleanza sindacale formata da Cisl Fp, Nursind, Fials, Anaoo Assomed, Fassid, Cisl Medici, Aaroi-Emac e Fvm, invece, nei giorni scorsi aveva insinuato che chiudere la cucina dell’ospedale Franchini rappresentasse “la fase uno di una privatizzazione generale”.
“La volontà dell’azienda va in senso opposto alle affermazioni dei sindacati, mantenendo all’interno la produzione dei pasti con personale dipendente”, evidenzia invece l’Ausl reggiana, secondo cui la produzione ridotta della cucina dell’ospedale di Montecchio e i suoi spazi limitati non consentirebbero di allestire la preparazione del “vassoio personalizzato”. In un contesto in cui, come ammette l’azienda sanitaria, “è imprescindibile considerare l’incidenza dei costi di produzione”, il progetto di integrazione della cucina di Montecchio con quella di Reggio (che dispone invece di spazi più ampi e di più personale) “garantisce un’ulteriore ottimizzazione delle risorse”.
La cucina dell’arcispedale Santa Maria Nuova produce oggi circa 60.000 pasti al mese, precisa ancora l’Ausl, “operando in un ambiente caratterizzato da spazi molto ampi e funzionali, che sono stati sottoposti a regolare manutenzione e costante ammodernamento nel corso del tempo”, con la sostituzione e l’integrazione di attrezzature e tecnologie “per garantire elevati standard di efficienza, sicurezza e qualità nella preparazione dei pasti”.
Per l’Ausl reggiana, che rivendica anche di essere rimasta una delle poche realtà in Emilia-Romagna con un centro di produzione dei pasti interno, l’integrazione Montecchio-Reggio permetterà di “occupare proficuamente tutto il personale dipendente”, che attualmente conta su oltre 50 addetti di cucina, in rotazione su turni di 7 ore giornaliere: “Ogni altra ipotesi è pretestuosa, con l’unico risultato di creare allarmismi e timori infondati tra il personale”.






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