Il Partito Democratico provinciale di Reggio è netto sulla questione: no all’ipotesi di installare i metal detector all’ingresso delle scuole, come proposto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dopo la terribile tragedia di La Spezia, dove un ragazzo di 18 anni ha perso la vita dopo essere stato accoltellato a morte da un compagno d’istituto.
“Crediamo che la risposta delle istituzioni non possa essere un sensore elettronico”, spiegano Claudia Martinelli e Monica Castellari, esponenti della segreteria provinciale del Pd con delega rispettivamente alla scuola e ai giovani: “Quella del ministro non è una soluzione di sicurezza, ma la triste ammissione di una resa: il fallimento totale di chi, anziché educare, preferisce perquisire”.
“Vogliamo ricordare che i metal detector sono presenti nelle scuole americane da decenni, eppure non hanno mai fermato la scia di sangue delle stragi scolastiche negli Stati Uniti. Questo accade perché quando la fragilità di un ragazzo esplode in violenza cieca, non è una macchina a poterlo fermare; quella rabbia troverà sempre un altro modo o un’altra arma per manifestarsi”.
Il vero nodo della questione, per Martinelli e Castellari, “non è il coltello nello zaino o perché quel coltello sia nello zaino, ma ciò che quel ragazzo porta dentro di sé, il disagio profondo che nessuna sorveglianza elettronica può intercettare. Come comunità democratica reggiana, siamo consapevoli che non sia più sufficiente l’impegno delle singole famiglie. Questa tragedia è un’ulteriore conferma della necessità di recuperare l’educazione alla sua natura comunitaria. Non basta più dire ‘io a mio figlio parlo’, perché fuori dalle mura domestiche i ragazzi entrano in una dimensione sociale, spesso dominata dai social, dove subiscono il giudizio feroce del gruppo e assorbono una cultura della prevaricazione che cancella l’umanità dell’altro”.
In questo contesto, per la segreteria provinciale del Pd “pensare che la famiglia possa farcela da sola è un’illusione pericolosa”, e allora “la collaborazione tra servizi socio-sanitari, scuole, famiglie e terzo settore è l’unica strada possibile: serve una rete capillare che sappia gestire l’intero spettro degli interventi, unendo le forze per passare dalla cultura dell’emergenza a quella della prevenzione e della cura. La scuola deve dunque tornare a essere il luogo dove si impara a vivere, a perdere e a soffrire senza distruggere tutto, diventando l’unico presidio capace di prevenire il disagio prima che diventi cronaca nera”.
Secondo il Pd reggiano “trasformare i nostri istituti in caserme dove gli studenti vengono accolti da varchi doganali significa aver rinunciato alla responsabilità educativa. Significa aver deciso che è più facile sorvegliare i corpi che formare le coscienze. La scuola deve invece restare il luogo della fiducia e dell’immedesimazione, lo spazio in cui si capisce
che un ‘no’ o un insuccesso sono tappe della crescita e non tragedie personali”.
“Siamo convinti – proseguono Martinelli e Castellari – che un approccio imperniato quasi esclusivamente sulla dimensione sanzionatoria e repressiva, come evidenziato dal cosiddetto ‘Decreto Caivano’, finisca per eludere la complessità intrinseca dei fenomeni sociali. Tali misure agiscono sul sintomo anziché sulle cause, proponendo soluzioni di facciata che, pur essendo presentate come risolutive, non affrontano le radici profonde del disagio e risultano, nei fatti, inefficaci”.
Per questo, conclude il Pd di Reggio, “chiediamo con forza che il governo inverta la rotta: invece di investire in sensori, si investa nel capitale umano, garantendo la presenza fissa di psicologi scolastici, potenziando la formazione dei docenti e di tutto il personale scolastico, introducendo seri programmi di educazione alle relazioni. La sicurezza vera non si misura con il numero di metalli sequestrati, ma con la capacità di non lasciare
soli i nostri ragazzi di fronte alle loro paure. Se accettiamo l’idea di scuole sicure come prigioni, popolate da giovani fragili e pronti a esplodere al primo passo falso, avremo già perso la nostra battaglia più importante: cioè, scommettere e investire sul futuro. E quella, per la nostra società, sarebbe la vera e definitiva strage”.






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