Nella giornata di martedì 7 ottobre c’è stato un piccolo “giallo” in piazza Prampolini a Reggio: per qualche ora è scomparsa la bandiera della Palestina esposta da inizio settembre – dai giorni del festival di Emergency – su una finestra laterale del palazzo municipale reggiano, all’angolo con via Farini.
In un primo momento si era pensato che la rimozione fosse stata volontaria, almeno per una giornata, per motivi diciamo così di “opportunità”, dal momento che ricorreva il secondo anniversario del 7 ottobre 2023, la data del brutale attacco terroristico durante il quale i miliziani di Hamas uccisero 1.175 persone (per lo più civili) al Nova Festival e in alcuni kibbutz israeliani e rapirono oltre duecento ostaggi, alcuni dei quali (48, tra quelli ancora vivi e quelli già dichiarati morti ma i cui corpi non sono ancora stati riconsegnati) tuttora prigionieri nella Striscia di Gaza.
Nel tardo pomeriggio, però, è arrivata la precisazione del Comune, che ha chiarito che la “sparizione” della bandiera della Palestina era dovuta più banalmente a un colpo di vento che aveva fatto ripiegare il vessillo verso l’interno dell’ufficio comunale, rendendolo di fatto invisibile dalla piazza. Nessuna rimozione volontaria, dunque, tanto che la bandiera già nel tardo pomeriggio era stata rimessa al suo posto.
L’amministrazione comunale di Reggio, quindi, conferma quanto aveva già annunciato in precedenza: la bandiera in questione sarà rimossa con ogni probabilità solo il prossimo 13 ottobre, all’indomani della Marcia per la pace Perugia-Assisi del 12 ottobre, ottemperando così (seppur con qualche settimana di ritardo) alla richiesta del prefetto di Reggio Maria Rita Cocciufa, che già a fine settembre aveva fatto pressione a più riprese sul Comune reggiano per la rimozione della bandiera palestinese – rifacendosi alla normativa vigente, che prevede la possibilità di esporre sugli edifici pubblici soltanto bandiere “istituzionali”: quella dell’Italia, ad esempio, o quella dell’Unione europea, senza alcuna eccezione, nemmeno per motivi umanitari o cause sociali di respiro internazionale.






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