I carabinieri del Nucleo investigativo di Reggio, sotto il coordinamento della Procura reggiana guidata del procuratore Calogero Gaetano Paci, hanno smantellato una banda internazionale di ladri di auto di lusso, portando alla luce un giro d’affari milionario relativo a veicoli che venivano rubati in Italia e in Spagna e poi “riciclati” a Dubai.
La banda frequentava le mete più ambite dai Vip – Forte dei Marmi, Viareggio, Cortina d’Ampezzo – per selezionare le auto di lusso da rubare: una volta individuati i bersagli, i veicoli venivano geolocalizzati grazie all’applicazione di air tag, in modo da consentire ai complici di colpire con calma, anche direttamente presso le abitazioni delle vittime o nelle aree di sosta. Le auto venivano poi “ripulite” in Belgio e finivano in container diretti negli Emirati Arabi, dove venivano rivendute.
Un modus operandi collaudato che, secondo le stime, avrebbe fruttato all’organizzazione criminale decine di milioni di euro.
Alle prime luci dell’alba di martedì 7 ottobre, però, nelle province di Reggio, Parma e Cremona, e contemporaneamente a Marbella (in Spagna) e ad Anversa (in Belgio), è scattata l’operazione “Palma”, la fase operativa di una complessa indagine che ha smantellato un’associazione a delinquere transazionale organizzata in maniera piramidale e composta da cittadini dell’Est Europa – principalmente moldavi, ma anche russi, romeni e ucraini – specializzata nei furti di macchine di lusso.
Le auto prese di mira, in prevalenza Range Rover, Lexus e Toyota, venivano rubate in Italia (in particolare in Emilia, a Reggio e a Parma, e a Cremona) e in Spagna (a Marbella); poi venivano “ripulite”, con la sostituzione dei numeri dei telai e l’apposizione di targhe clonate o false, quindi portate ad Anversa e successivamente spedite con dei container verso Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove venivano rivendute sul mercato.
Sono complessivamente 24 le persone indagate, 14 delle quali con misure cautelari a carico (dieci in carcere e quattro agli arresti domiciliari); sono stati completati nove arresti (sei in carcere e tre ai domiciliari) e sono state eseguite 16 perquisizioni domiciliari, che hanno permesso di ritrovare tra Italia e Spagna auto rubate, apparecchiature elettroniche per decodificare le chiavi di accensione e aprire le auto prese di mira, numerosi computer e smartphone (il cui contenuto è ora al vaglio degli inquirenti), circa 40.000 euro in contanti, 171.000 euro in criptovalute (corrispondenti a 146.000 euro, rinvenuti in un exchange e ricondotti a uno dei soggetti indagati). È stato inoltre disposto il sequestro preventivo per equivalente di beni per un valore di oltre due milioni di euro.

Le attività investigative dei carabinieri reggiani, avviate all’inizio del 2024, hanno ricostruito – grazie a intercettazioni telefoniche, localizzazioni Gps, analisi dei sistemi di videosorveglianza, accertamenti di natura patrimoniale e servizi di osservazione – un centinaio di furti di auto di lusso in Italia (tra Reggio, Bologna, Milano, Parma, Lucca e altre province del centro-nord) e in Spagna (a Marbella), per un controvalore di oltre 10 milioni di euro. Un’indagine complessa che ha visto anche il prezioso supporto della sezione criptovalute del Reparto antifalsificazione monetaria dei Carabinieri, dal momento che tutti i pagamenti (sia quelli per la vendita delle auto rubate che quelli per pagare i componenti dell’organizzazione criminale) avvenivano in criptovalute.
L’indagine “Palma” è stata resa possibile anche grazie al supporto dei reparti di carabinieri territorialmente competenti, della Guardia Civil spagnola – Uco (Unidad Central Operativa) e della Polizia federale belga, sotto il coordinamento della Procura di Reggio e della quinta sezione del tribunale di Marbella, con la magistrata Laura Sanchez Diaz e il prezioso supporto di Eurojust.






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