Il problema delle carceri italiane: sovraffollamento, spazi inadeguati, carenza di personale della polizia penitenziaria, spesso non adeguatamente formato, di quello sanitario, scarse possibilità di reinserimento sociale dei detenuti a fine pena. Il tutto aggravato da «un governo che aumenta i reati e inasprisce le pene e dimentica l’articolo 27 della Costituzione», in cui si legge che «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».
Mancano canali di collegamento con il “mondo di fuori” e di figure professionali che seguano il reinserimento sociale e lavorativo del detenuto.
La visita odierna della deputata del Pd Debora Serracchiani, componente della Commissione giustizia della Camera, al carcere reggiano, sollecitato anche dal pestaggio reso noto la scorsa settimana avvenuto alla “Pulce”, rientra negli approfondimenti relativi alla situazione delle carceri italiane. Ed è una situazione grave costellata anche da suicidi e da pestaggi.
Accompagnata dai parlamentari reggiani Graziano Delrio, Andrea Rossi, dal sindaco Luca Vecchi e dal consigliere regionale Federico Amico, Debora Serracchiani ha illustrato, nella sede del Pd reggiano, la posizione del Pd sulle carceri italiane e ha raccontato la situazione della “Pulce”.
Il carcere reggiano, che comprende anche quello “psichiatrico”, pur soffrendo delle carenze croniche delle prigioni italiane, vive in una situazione migliore grazie al tessuto sociale e di volontariato attivo in cui è inserito.
La Pulce, ha una capacità ricettiva di 290 detenuti, ma attualmente ne ospita 280 (di cui 15 donne e 128 stranieri) perché due padiglioni su quattro sono in ristrutturazione, ma il «numero dei detenuti non va diviso semplicemente per due – come spiega Andrea Rossi – perché la suddivisione deve essere fatta a seconda della “tipologia” del detenuto: c’è ad esempio il reparto dell’ex OPG ecc.».






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