Le vicende all’interno del centrosinistra e del Pd in particolare, che ruotano attorno alla ricerca del nuovo sindaco del Comune capoluogo, si possono forse riassumere in un unico problema: l’assenza, salvo qualche eccezione, di una classe dirigente adeguata e diffusa.
Ciò che accade dopo rappresenta la conseguenza di questa causa primaria.
Vale non solo per Reggio, vale non solo per uno schieramento, vale non solo per la politica: è una difficoltà generale del Paese.
Purtroppo, aggiungiamo noi.
Stando dalle parti di casa nostra, quando Graziano Delrio iniziò il suo primo mandato, i nomi tra i quali scegliere erano almeno cinque o sei: ci fu una discussione politica vera che varcò, nella ricerca di equilibri non semplici tra le diverse anime uliviste, i confini reggiani.
E si arrivò al primo sindaco di Reggio Emilia, proveniente da una tradizione non comunista: un’opzione che si rivelò percorribile, non sembri un paradosso, anche perché non era l’unica possibile.
Fu il frutto di un dibattito, a tratti aspro e divisivo, che partiva dell’esistenza di una classe dirigente preparata e disponibile a mettersi in gioco.
E fu, di nuovo, questo a favorire la stabilità interna a un centrosinistra che godeva ancora degli ultimi frutti dei processi di formazione e selezione dei cosiddetti partiti di massa.
E adesso?
La discussione (al di là del gioco agli incastri sul quale ci siamo esercitati qualche giorno fa) non è, o almeno non lo è ancora, tra riformismo, radicalismo o altri ismi, ma è ferma al fatto se esiste un candidato che abbia, oltre che la voglia, le caratteristiche per fare il sindaco della nostra città in coerenza con l’attuale maggioranza.
Per ora abbiamo ascoltato o sentito dire di indisponibilità (una) e di silenzi (uno) che fanno pensare a dei “no grazie”.
Assieme a timide disponibilità giudicate, a torto o a ragione, non idonee.
Mentre altri stanno prudentemente a vedere ciò che succede.
E comunque i nomi sui quali si ragiona appaiono pochi.
A certificare il problema iniziale e a rendere più ampio il margine di errore.
Non si pretende di assistere in dieci mesi allo sbocciare di una rinnovata classe dirigente.
Che, semmai, avrebbe dovuto ricevere una maggiore cura nel corso dei precedenti dieci anni, a partire dai componenti delle Giunte che si sono nel tempo avvicendate.
Se si indeboliscono i partiti, è infatti in primo luogo dalle esperienze istituzionali che si misura una nuova leva di leader politici.
Ci si aspetta però, a proposito di istituzioni, l’astenersi da intempestive tensioni su nuove ZTL che ottengono il risultato di dividere i cittadini e di fare perdere consenso a chi le innesca: ma non è davvero venuto in mente a nessuno che proposte di questo impatto si fanno a inizio e non a fine legislatura?
Chissà se a Festareggio 2023, oltre alla classica presentazione della nuova Reggiana salita in serie B, ci sarà presentato anche il candidato del centrosinistra, eventualmente destinato ad affacciarsi su piazza Prampolini indossando la fascia tricolore.
Per non scendere in serie B.
Fra Diavolo







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