Mussolini non è più ‘cittadino di Modena’

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Qualche giorno fa era toccato al Comune di Vignola, oggi la proposta è del sindaco Gian Carlo Muzzarelli che, raccogliendo una sollecitazione avanzata dall’Anpi e da altre associazioni del territorio, ha promosso una ricerca negli archivi storici verificando che quella delibera, assunta nella seduta del Consiglio comunale del 21 maggio del 1924, presieduta dal sindaco Fausto Bianchi, e approvata per acclamazione, non è mai stata formalmente revocata.

“È opportuno farlo ora, in vista delle celebrazioni istituzionali in programma per la Festa della Liberazione – sottolinea Muzzarelli – e credo che la proposta sia in linea sia con la storia di Modena, città premiata con la Medaglia d’oro al Valor militare per la Resistenza, sia con il lavoro di approfondimento sulla memoria e sul valore della democrazia sviluppato dal Consiglio comunale in questi anni”. E il sindaco ricorda, in particolare, l’iniziativa che nel 2021 ha ricordato i 100 anni dalle dimissioni di Ferrucci Teglio, “l’ultimo sindaco democraticamente eletto prima dell’avvento della dittatura fascista”.

La delibera per la revoca della cittadinanza a Mussolini potrebbe essere discussa giovedì 21 aprile, alla vigilia dell’anniversario della Liberazione della città. È la proposta che il presidente del Consiglio comunale Fabio Poggi ha fatto ai capigruppo con l’obiettivo “di organizzare in quella seduta anche un momento di riflessione sul significato dell’atto, che non deve essere interpretato come un tentativo di cancellare la storia: quella cittadinanza onoraria rimane il segno della fascistizzazione del Paese che avvenne in quell’epoca, ma revocarla formalmente può essere l’occasione per riflettere sui fascismi contemporanei e su quali sono oggi i rischi per le democrazie”.

Venne approvata per acclamazione. Nella serata del 21 maggio 1924 furono 50, compreso il sindaco Fausto Bianchi, i consiglieri comunali che parteciparono entusiasti alla seduta ordinaria di Primavera che conferì per acclamazione la cittadinanza onoraria a “S.E. Benito Mussolini capo del Governo e duce del Fascismo”. C’era qualche assente, ma i presenti applaudirono unanimi, come riporta il verbale stilato dal segretario generale Umberto Rota, il discorso del sindaco Bianchi che in vista della manifestazione celebrativa dell’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale, in programma il 24 maggio a Roma, proponeva la cittadinanza modenese a Mussolini ripercorrendone le gesta, con un testo intriso di retorica dell’epoca: dagli articoli interventisti sul “Popolo d’Italia” alla Marcia su Roma e poi alla conquista del Governo, descrivendolo come il Capo che “sopra agli altri come aquila vola” e che “regge con grande senno e con ascendente e consenso generale il timone dello Stato”.

L’attestato era già stato concesso “da altre cento città e migliaia di Comuni”, come osservava il consigliere comunale e parlamentare fascista Marco Arturo Vicini il quale, riferendosi a Mussolini, disse che già poteva con orgoglio dirsi “civis romanus sum” e ora “con fierezza nomarsi “civis italicus sum” cittadino il cui nome è nello spirito e nel cuore riconoscente di tutta Italia”.

Il Consiglio approvò per acclamazione e decise il testo del telegramma da inviare al Duce: “Il Consiglio comunale di Modena, interprete del voto già nel cuore del popolo, conferendo V. E. cittadinanza onoraria saluta in Voi il Capo della giovinezza espressa dalla guerra e dalla vittoria, l’animatore della Nazione trionfante, il grande Primo Ministro del magnanimo Re, il duce magnifico dell’Italia risorta”.



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