“La scelta di eliminare ogni riferimento a Gesù in una nota canzone natalizia può essere classificata come un ‘cortocircuito’, visto che la scuola di Reggio che ha promosso l’iniziativa porta il nome di san Giovanni Bosco, il santo italiano educatore per eccellenza. Siamo dispiaciuti e addolorati se questa è la strada imboccata dalla scuola pubblica del nostro Paese”: anche la diocesi di Reggio Emilia-Guastalla prende posizione sulla decisione di una scuola elementare reggiana di rimuovere ogni riferimento alla parola “Gesù” dal testo di uno dei canti di Natale.
La canzone in questione è “Din Don Dan”, versione italiana della celebre “Jingle Bells”: nel testo, rivisitato e corretto, la frase “Aspettando quei doni che regala il buon Gesù” è diventata “Aspettano la pace e la chiedono di più”, mentre la frase “Oggi è nato il buon Gesù” si è trasformata in “Oggi è festa ancor di più”, per eliminare ogni riferimento religioso.
Nel criticare la decisione della scuola, la diocesi reggiana ha richiamato anche quanto aveva detto l’arcivescovo Giacomo Morandi il 24 novembre scorso, nell’omelia della messa celebrata in occasione del patrono di Reggio san Prospero: “L’esperienza e la vita cristiana sono una realtà essenziale della nostra identità sociale e pubblica che non si può e non si deve cancellare, quasi costituisse un potenziale impedimento all’incontro con coloro che provengono da altri contesti culturali e religiosi. L’identità non è un ostacolo al dialogo, al contrario ne è una condizione e una premessa indispensabile”.
Sempre nella stessa omelia, l’arcivescovo Morandi aveva anche sottolineato come “Reggio, da questo punto di vista, ha imparato a essere una città accogliente, attraversando periodi storici travagliati come quelli dell’immediato dopoguerra, dove le diversità sociali e politiche hanno avuto anche risvolti drammatici e dolorosi. L’accoglienza che abbiamo imparato non può ridimensionare o impoverire la nostra tradizione. Anzi, mentre rispettiamo chi viene da altre esperienze culturali e religiose, chiediamo di poter condividere e custodire – direi con una certa e sana gelosia – i nostri doni, la nostra tradizione cristiana, i nostri simboli che tanto hanno contribuito alla costruzione della nostra città, del nostro Paese Italia e dell’intero continente europeo, che ha nelle radici cristiane una delle sue componenti identitarie fondamentali”.






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