Venti di guerra, ripenso a La Pira

Don Giuseppe Dossetti

La pagina del Vangelo che mi inquieta di più è proprio quella che la Chiesa legge in questa domenica: “Amate i vostri nemici, porgete l’altra guancia … Da’ a chiunque ti chiede e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro” (Lc 6, 27 ss.). Da sempre, queste parole affascinano, come espressione di un altissimo ideale, ma vengono giudicate irrealizzabili persino da chi le tramanda: non solo irrealizzabili, ma persino dannose, nemiche di una vita sociale, che inevitabilmente è basata sulla reciprocità e anche sulla sanzione.

Ma Gesù può essere così ingenuo? Sembra che egli mandi davvero i suoi discepoli come “agnelli in mezzo ai lupi”(Mt 10,16). Se poi volessimo applicare queste parole all’etica pubblica e ai rapporti internazionali, saremmo giudicati non solo ingenui, ma pericolosi.

Alcune precisazioni possono essere fatte. L’amore per i nemici non è costringersi a provare buoni sentimenti verso di loro: l’amore, per la Bibbia, è prima di tutto un’azione. Infatti, prosegue: “Fate del bene a quelli che vi odiano”. L’azione va contro il sentimento e, spesso, lo trascina pian piano dalla sua parte. Leggete la lettera di san Giacomo, a tale proposito (Gc 2,14ss.), il testo più concreto, più antiromantico che io conosca.

Va poi sottolineata la frase: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (v.26). La misericordia di Dio consiste nel prendere l’iniziativa, nel non aspettare che sia l’uomo a fare il primo passo, eventualmente ottenendo il favore divino con meriti e prestazioni religiose. L’amore è un rischio: “Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi”. Gesù, peraltro, ci vuol dire che Dio vince questa scommessa, una scommessa onerosa, perché la posta che Egli mette in gioco è addirittura la vita del suo Figlio.

Ci si può chiedere come mai la Chiesa sia sopravvissuta fino adesso. La storia sembra essere piena di smentite del messaggio di Gesù. Non solo, ma all’interno della stessa comunità dei credenti troviamo infedeltà, tradimenti, colpe inescusabili. Eppure, vi è sempre stata la capacità di ricominciare, senza essere schiacciati dal peso del male. Questo è dovuto proprio alla parola di Gesù di oggi, alla sua insistenza sulla paternità di Dio, sulla sua inesauribile “grazia”, che significa amore gratuito. Forse è per questo che il vangelo viene accolto soprattutto dai poveri, dai feriti dal male, dai peccatori: essi capiscono che non gli vengono offerte prediche e che le mani che toccano le loro ferite sono a loro volta trafitte dal male del mondo.

Tante difficoltà nei confronti di queste parole di Gesù dipendono dal fatto che esse sono considerate un codice morale. A quel punto, entrano in campo i distinguo, le interpretazioni, le eccezioni: esempio tipico, l’atteggiamento verso la guerra, che può divenire giusta, nonostante l’esplicito comandamento “Non uccidere”.

In realtà, il Vangelo esorta a un rapporto con questo Padre, un rapporto forte e talvolta duro, come quello di Giacobbe che lotta con l’Angelo (Gen 32,23 ss.). Anzitutto, va accettato che questa parola sia rivolta proprio a me, singolarmente a me (ce lo ricorda Ermes Ronchi nel suo bel commento). Sono io quel ferito, quel figlio scappato di casa, quel fariseo compiaciuto delle sue opere, che viene investito da un amore imbarazzante: “Questo è il mio corpo, sacrificato per te”. In questa luce, riconosco quello che mi viene chiesto, o forse sarebbe meglio dire, offerto: la decisione, forse paradossale, ma che (lo comprendo in modo infallibile) è la condizione per rimanere in quell’amore. Con una promessa: “Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

In questi giorni di ansia per la possibilità di una guerra, mi viene in mente Giorgio La Pira e i suoi viaggi in Vietnam e in Russia. Egli venne sbeffeggiato, considerato un illuso, se non un traditore dei valori dell’Occidente. Eppure, egli ottenne quello che le armi non potevano conseguire: che i potenti si parlassero come uomini, non come coloro che sono prigionieri del loro ruolo e della loro appartenenza. Proviamo tutti a guardarci con occhi nuovi: tutti poveri, chi in un modo e chi in un altro, e perciò tutti fratelli. E tutti ugualmente amati da un Padre, che ci incoraggia al rischio di essere suoi imitatori.




C'è 1 Commento

Partecipa anche tu
  1. Fausto Poli

    Gentile Don Dossetti, Le rispondo con piacere, visto che Lei e’ una brava persona. La guerra non esiste, e’ un’invenzione mediatica. Pero’ mietera’ vittime, tra chi soccombera’ nella crescita del prezzo del carburante per autotrazione e per il caro bollette. E poi il commercio delle armi alla Russia da parte dell’Italia e degli Stati Uniti. Allora e’ solo una guerra finanziaria, che non scalfira’ lo Yor.


Invia un nuovo commento