Grazie ai fondi raccolti da alcune associazioni, a breve tornerà in Tunisia la salma di Chouchane Hafedh, uno dei nove detenuti morti durante la rivolta scoppiata l’8 marzo del 2020 (nella fase iniziale della pandemia) all’interno della casa circondariale Sant’Anna di Modena per protestare contro il pericolo di diffusione del nuovo coronavirus nella struttura penitenziaria.
Il corpo di Hafedh è attualmente sepolto nel cimitero di Ganaceto di Modena, ma nella mattinata di martedì 5 luglio la salma sarà riesumata: dell’operazione si occuperà un’agenzia funebre fiduciaria del consolato tunisino di Genova, che poi provvederà al trasporto della salma a Milano e al successivo trasferimento in Tunisia. A contribuire alle spese sono state anche le associazioni Comitato per la verità e giustizia per la strage del Sant’Anna e Comitato verità e giustizia per le morti in carcere.
Sul caso di Hafedh, tra l’altro, pende un ricorso dei legali dei familiari alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro la decisione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Modena, che nel giugno del 2021 aveva disposto l’archiviazione del fascicolo d’inchiesta sui nove decessi: le autopsie, infatti, avevano indicato nell’overdose da metadone e psicofarmaci la causa di otto di quelle nove morti, sopraggiunte dopo che i detenuti (oltre ad Hafedh anche Methnani Bilel, Agrebi Slim, Bakili Ali, Ben Mesmia Lifti, Hadidi Ghazi, Iuzu Artur e Rouan Abdellah) durante la rivolta avevano saccheggiato la farmacia del carcere rimasta incustodita.
L’indagine, dunque, si era conclusa senza individuare responsabilità personali, ma la famiglia Hafedh ha chiesto di chiarire i motivi per i quali i detenuti non sarebbero stati soccorsi tempestivamente. Nel frattempo a Modena, dopo gli esposti presentati da altri detenuti, sono state aperte altre inchieste, anche per il reato di tortura, che vedono indagati anche alcuni agenti penitenziari.






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