“Sfruttate al Max”, inchiesta di Report contro Max Mara per le condizioni di lavoro

Nella serata di domenica 16 novembre, durante la trasmissione di Rai Tre “Report”, condotta da Sigfrido Ranucci, è andato in onda un servizio dal titolo “Sfruttate al Max“, un’inchiesta della giornalista Marzia Amico che ha riacceso i riflettori sulle condizioni di lavoro nel gruppo Max Mara, e in particolare nell’azienda Manifattura di San Maurizio, uno dei principali stabilimenti produttivi della casa di moda reggiana.

L’autrice del servizio è riuscita a raccogliere le testimonianze di alcuni lavoratori e alcune lavoratrici che lo scorso maggio avevano organizzato due giorni di sciopero – il primo in tempi recenti in Max Mara dopo quelli degli anni Ottanta – per denunciare il clima in azienda.

“La cosa peggiore del mio lavoro è l’ambiente”, ha rivelato una dipendente di Manifattura di San Maurizio, che ha acconsentito a parlare con l’inviata della trasmissione in condizioni di anonimato. “I numeri contano molto di più di qualsiasi altra cosa: devono tornare i numeri, i numeri, i numeri”, ha spiegato un altro dipendente, sempre senza rivelare la sua identità.

A delineare meglio la situazione è una sarta, che lavora nell’azienda del gruppo Max Mara da oltre trent’anni e che ha svelato a “Report” una sua giornata lavorativa tipo: “Arrivi alla tua postazione, aspetti il suono della sirena e poi cominci a lavorare. Ogni operazione ha un tempo preciso: tu vieni cronometrata, il tempo lo decide chi ti cronometra, ci sono degli addetti detti ‘tempisti’ che ti stanno di fianco tutto il giorno, ti guardano mentre lavori, ti controllano per tutta la giornata. Devi avere 480 minuti lavorati al giorno: se ci metti di più, non arrivi a 480 e quindi non hai il K100”.

Il K100 è un sistema elaborato dall’azienda che serve a valutare la produttività dei lavoratori e delle lavoratrici e che prevede, secondo questi ultimi, “tempi serratissimi”. Se gli obiettivi di giornata vengono sforati, stando a quello che ha raccontato un altro lavoratore (anche lui dietro anonimato), “una volta lo giustifichi con la caporeparto, poi iniziano ad arrivare lettere di richiamo o provvedimenti disciplinari”.

Le testimonianze dall’interno si susseguono: “Ci sono due pause da otto minuti ciascuna che sono per il ‘recupero del movimento ripetitivo’: in queste pause si può andare in bagno, rifocillarsi e prendersi un caffè. Quello che non viene detto è che queste pause influiscono sul tempo di lavorazione, quindi quando si rientra sulla macchina bisogna recuperare il tempo perso per fare la pipì”.

“Ci sono colleghe che non bevono per non andare in bagno spesso”, rivela un altro dipendente: “Fino a qualche anno fa avevamo un tasto che dovevamo schiacciare quando ci alzavamo per andare in bagno, e quando ritornavamo in postazione lo dovevamo rischiacciare. L’abbiamo avuto per tre anni, poi hanno tolto quel meccanismo e hanno messo i capireparto a controllare quante volte andavi in bagno, a prendere giù i nomi”.

“Se lo fai una volta più del dovuto, vieni richiamata”, denuncia un’altra lavoratrice: “Ti dicono: ‘Come mai ti sei alzata tanto?’. Oppure te lo rinfacciano quella volta in cui dici: ‘Ma io nel tempo non ci sto’, ‘Per forza, sei andata in bagno quattro volte!'”.

Poi c’è il tema degli abusi verbali: “In tempi passati – ricorda una dipendente di lungo corso di Manifattura di San Maurizio – l’azienda aveva detto che alcune donne erano in sovrappeso e che questo condizionava il lavoro di queste operaie, che quindi non si potevano lamentare se avevano mal di schiena, perché erano grasse; senza pensare che magari era la postazione a essere ergonomicamente non funzionale per la persona. Le persone che comprano Max Mara dovrebbero sapere che dietro un capo c’è anche questo”.



Ci sono 4 commenti

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  1. Marco Fabrizio Maria Peverada

    Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Apprendo comunque che le lavoratrici hanno ottenuto una “conquista epocale”: la pisciata cronometrata. Ora l’azienda potrà fornire una statistica utile al S.S.N. per prevenire sversamenti inopportuni per la produttività aziendale. Ritengo che anche il Ministero delle Pari-Opportunita’ possa acquisire elementi interessanti da questa indagine scrupolosa. Ricordo che negli anni ’80/90 non esistevano tutte queste “attenzioni” per il benessere delle lavoratrici: erano obbligate a pisciare prima dell’inizio del lavoro o dovevano eroicamente resistere fino al termine per non subire “richiami”. Proporrei di applicare per un mese gli stessi criteri ai dipendenti pubblici e certamente ci sarà più attenzione dei “politici distratti” su questa problematica che non riguarda, purtroppo, solo l’azienda Max Mara.

  2. Antonio Graziano

    La colpa è dei sindacati, i diritti conquistati con tante lotte , il sindacato,,,la CISL ,,, ha svenduto i nostri diritti… Attualmente se non fai quello che dicono vieni licenziato,ecco il perché di tante morti sul lavoro…Il governo fa’ finta di niente….


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