Scrolliamo, scrolliamo

scrolling – US

Scrolliamo, scrolliamo. Le vacanze degli amici, una guerra, il nuovo look della supermodella, una crema per la pelle, un funerale, una ricetta, una polemica politica. Tutto nello stesso flusso. Tutto sullo stesso piano.

Siamo costantemente bombardati da informazioni non richieste e abbiamo imparato a difenderci. La mente filtra, seleziona, scarta. Ci protegge dal caos.

Poi usciamo di casa. E la mente continua a fare lo stesso lavoro.

Crediamo di ascoltare. In realtà intercettiamo parole, immagini, frammenti. Tratteniamo poco. Il resto viene sostituito quasi subito da altro. Abbiamo addestrato la mente a proteggersi dal caos. Per autodifesa. E quella difesa, alla lunga, si è estesa anche alle persone.

Non ho nulla contro i social, salvo gli eccessi. Le chat tra insegnanti, tra genitori, tra ex compagni di scuola, il calcetto, lo yoga, il condominio. Dovevano semplificare la vita. Spesso la complicano.

Esiste una fatica dell’ascolto.

Ascoltare significa lasciare che una frase finisca. Accettare un silenzio. Essere lì. Senza distrazioni. Senza preparare la risposta mentre l’altro sta ancora parlando. Richiede una disposizione interiore. Un minimo processo di identificazione. Per qualche minuto il centro non siamo noi.

Per autodifesa ci siamo sottratti anche a questa fatica.

La parola ascolto è dappertutto. La politica inaugura campagne d’ascolto. Le aziende ascoltano i clienti. Le istituzioni ascoltano i territori.

Viviamo nell’illusione di abitare il tempo della comunicazione permanente.

Scopriamo che qualcuno capace di ascoltarci è una fortuna.

Una fortuna autentica.

C’è chi attraversa la vita senza avere mai ascoltato davvero nessuno. Nemmeno la madre.

I più illuminati imparano, addirittura, ad ascoltare se stessi.

Ma sono rari.

nicolafangareggi.substack.com




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