Nei giorni scorsi al Parco del legno di via Cecati, a Reggio, sono stati tagliati quattro alberi: un pino silvestre, un pino dell’Himalaya e due cedri.
Questi ultimi due “sì, secchi e in pessimo stato di salute”, secondo il botanico Ugo Pellini, da sempre attento alla situazione del verde pubblico in città, ma gli altri due a suo dire “erano nel posto sbagliato al momento sbagliato: più che ‘ammalorati, alla fine del ciclo vegetativo e pericolosi’, come recita sempre la litania in questi casi, semplicemente non rispondevano ai requisiti della riqualificazione del progettista del parco”.
I due pini, secondo Pellini, “sono stati sacrificati perché intralciavano il nuovo previsto ingresso pedonale”. Questi alberi sempreverdi, messi a dimora al tempo della serra comunale di Paride Allegri negli anni Settanta, per il botanico “non meritavano certamente questo trattamento: soprattutto il pino silvestre, che rappresenta la vegetazione tipica delle nostre zone al tempo del primo periodo interglaciale, undicimila anni fa”.
“Credo – ha aggiunto Pellini – che anche in questo caso per salvarli si potesse studiare come modificare il percorso di questo vialetto; ma come spesso succede, dopo tante riunioni del Laboratorio di cittadinanza, dove si discute di tutto, compresi i problemi ambientali mondiali, le decisioni sono prese nel chiuso di una stanza dall’esperto di turno. A pensare male si fa peccato, ma il più delle volte ci si azzecca…”.
“Considerazione personale: di solito rispondono che ‘non saranno questi due pini, peraltro neppure belli esteticamente, a rallentare il cambiamento climatico, perché piantumeremo tante essenze autoctone’. In tutti i nuovi progetti, prima di abbattere degli alberi è sempre necessario, a mio parere, analizzare e studiare bene le alternative possibili per salvarli, e questo non si fa quasi mai. È una questione di principio e di cultura”.






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Condivido in pieno la tua considerazione!
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Davvero una bella idea! Complimenti! Giá ora con due corsie quando il passaggio a livello di via Adua è chiuso si crea una lunga coda. […]