Legalità, lavoro e dignità. È ora che lo struzzo tiri fuori la testa da sottoterra. Inserire nel prossimo “Decreto Maggio” una norma che consenta a una parte degli stranieri irregolari presenti sul nostro territorio di lavorare nella legalità e nella sicurezza, è un atto giusto, utile e necessario.
E’ giusto per la dignità di queste persone. È utile e necessario perché toglie manodopera all’illegalità per inserirla nel circuito dell’economia legale, spezzando le catene del caporalato, del lavoro nero, dello sfruttamento per attivare percorsi di inserimento lavorativo, e quindi sociale.
Seicentomila persone presenti sul territorio nazionale – attualmente invisibili – sono un problema di legalità e possono essere anche un rischio di sanità pubblica in questo momento così critico; il turbo-populismo della lega salviniana ha fallito su tutti i fronti: i decreti (in)sicurezza, riducendo gli spazi di protezione delle persone, ne hanno ampliato l’irregolarità e la precarietà; la scarsità di mezzi e l’oggettiva difficoltà negli accordi bilaterali coi paesi di provenienza hanno mostrato il limite reale dei rimpatri.
In assenza, ahimè, di un pensiero forte e di un governo europei del tema migrazioni, dobbiamo affrontare al meglio, con gli strumenti che abbiamo, il fenomeno sui nostri territori e nelle nostre città.
Una norma come quella in discussione può aiutare le città a favorire politiche di integrazione e di inclusione attraverso il lavoro: uniche vere strade per la dignità e la legalità.
Se il Governo farà la sua parte dopo toccherà ai territori, alle comunità, fare la loro. Penso ovviamente all’aiuto che una norma di questo tipo potrebbe dare nell’affrontare una situazione critica e drammatica come quella delle persone che vivono alle ex Officine reggiane, per la quale ormai le pezze non bastano più.






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