Sono state migliaia le persone che nel primo weekend di settembre hanno partecipato alla sesta edizione del Festival di Emergency: circa ventimila, secondo gli organizzatori, le presenze complessive conteggiate per i settanta eventi della manifestazione – senza considerare le tante persone che, negli appuntamenti da “tutto esaurito”, hanno seguito il panel o lo spettacolo oltre le transenne che delimitavano la zona con i posti a sedere; eguagliati, di fatto, i numeri dello scorso anno.
In questa edizione sono stati 111 gli ospiti e le ospiti che hanno partecipato alla tre giorni reggiana, organizzata da Emergency per raccontare il presente, dare spazio ai diritti, immaginare un futuro diverso. Il tema di quest’anno, “Il coraggio”, è stato un invito a prendere posizione: “Perché per Emergency il coraggio sta nel difendere i diritti di tutte e tutti, nell’ascoltare le storie di chi cura sotto le bombe, di chi attraversa i confini per sopravvivere e di chi obietta e si oppone alla logica e alla pratica della guerra”. Lo stesso coraggio che da oltre trent’anni guida l’azione dell’organizzazione fondata da Gino Strada, a cui il festival ha anche dedicato un momento speciale a cinque anni dalla sua scomparsa.
È soddisfatta Rossella Miccio, presidente di Emergency: “Reggio Emilia ci ha accolto ancora una volta con una partecipazione straordinaria. In tre giorni le piazze si sono riempite di persone comuni: giovani, bambini, anziani e tantissime famiglie che hanno scelto di esserci e di prendere posizione. Questo vuol dire che le persone sono interessate a capire cosa succede intorno a noi e ad ascoltare anche narrazioni diverse da quelle mainstream che, ormai, sembrano averci fatto perdere le speranze in un mondo migliore. È questo il coraggio a cui abbiamo dedicato questa edizione: non un gesto eroico, ma la scelta quotidiana di non voltarsi dall’altra parte. Mentre le risorse destinate agli armamenti continuano ad aumentare e la guerra viene raccontata come una scelta normale e inevitabile, qui migliaia di persone hanno detto il contrario. Da Gaza al Sudan, dall’Ucraina all’Afghanistan, continuiamo a curare e a chiedere che i diritti delle persone vengano prima di ogni altra cosa: è quello che ci ha insegnato Gino Strada ed è la ragione per cui saremo di nuovo qui l’anno prossimo”.
La collaborazione con il Comune di Reggio, infatti, che ha portato il festival in città per il sesto anno consecutivo, è stata rinnovata per altri cinque anni.
“Dopo tre giorni meravigliosi, ricchi di riflessioni, approfondimenti, proposte, si chiude anche quest’anno il Festival di Emergency, un appuntamento sempre più significativo per la nostra città”, spiega il sindaco Marco Massari: “Declinando la parola coraggio in molte sue forme, abbiamo vissuto un fine settimana di crescita culturale e di coesione sociale, lasciando spazio alle idee, ai diritti, alle sensibilità di persone che hanno raccontato storie che non possono lasciare indifferenti. Ed è anche per questo che sono contento di poter annunciare che il festival durerà ancora cinque anni: perché è un antidoto all’indifferenza, porta informazione e cultura, induce coraggio”.
Tra i momenti più originali del festival c’è stata senza dubbio la “Chiamata alle arti – Lasciamo un segno contro la guerra”, l’azione artistica collettiva realizzata in piazza Martiri del 7 Luglio in collaborazione con il poeta di strada Ivan, a partire dal suo happening “La Grande Pagina Bianca”: su un grande telo bianco aperto sopra la fontana davanti al teatro Valli, circa mille persone hanno lasciato il proprio segno colorato – una frase, un disegno – per dire “no” alla guerra.
Fino al 25 ottobre, peraltro, al Palazzo dei Musei di Reggio rimane un ultimo lascito dell’edizione 2026 del festival: la mostra fotografica “Revelation” di Lorenzo Meloni (Magnum Photos), a cura di Giulia Tornari, realizzata da Emergency: una riflessione sulle conseguenze materiali dei modelli di sviluppo contemporanei e sul legame tra controllo delle risorse, dell’energia e delle tecnologie e le forme contemporanee di dominio che alimentano guerre e instabilità.






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