Guardando quello che resta della pista ciclabile di via Zandonai a Reggio Emilia, ci sono venute in mente le parole di una canzone preistorica dell’estate italiana, quella del 1968, che intonava il duo Franco I e Franco IV: «Ho scritto t’amo sulla sabbia / E il vento a poco a poco / Se l’è portato via con sé..». Qui, invece, è l’incuria che si è lentamente portata via con sé la segnaletica orizzontale.
La segnaletica verticale, che svetta all’incrocio con via Gorizia, indica la ciclabile, poi il resto è lasciato all’intuizione, fino a quella successiva, all’incrocio con via Stradella, coperta dai rami di un albero (che è all’interno di un giardino privato). Intuitivamente, riteniamo che possa proseguire verso via Mascagni… Intanto attraversiamo la strada, in questa domenica d’agosto (eco del titolo di una canzone, altrettanto preistorica, di Bobby Solo, 1969) calda e ventosa, per la gioia del vostro flaneur, e ci chiediamo davanti alla cancellata di un cortile: ma la pista ciclabile prosegue a destra, verso via Stradella, o sinistra? Naturalmente si va dove si deve andare… E come l’asino di Buridano che muore di inedia davanti a due mucchi di fieno, perché non riesce a decidere quale dei due mangiare, anche noi rischiamo di rimanere impalati lì per l’eternità interrogandoci dove prosegua la ciclabile… Comunque, prontamente ci riprendiamo e decidiamo di percorrere all’inverso ri-partendo da via Gianferrari, laterale di Via Zandonai, che sbuca di fronte al parco delle “Querce rosse”, per dirigerci verso via Gorizia.
Vediamo uno strato di arancione grattato dal tempo e dall’incuria, il marciapiedi, l’omino stilizzato, scolorito, che indica il pedonale, e con la bici a mano passiamo nuovamente via Stradella e saliamo sul marciapiedi che costeggia dove una volta c’era il cinema Capitol. Poco oltre, una scalinata laterale della chiesa di Regina Pacis e un albero fanno muro ai pedoni…






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