Reggio. Campo Tocci, il gruppo di controllo chiede un incontro al prefetto

parco Alcide Cervi Reggio Emilia ex campo Tocci – FM

Riceviamo e pubblichiamo in versione integrale questo intervento dei coordinatori del gruppo di controllo di comunità “Tocci al centro” di Reggio Emilia.

 

Da quanto tempo si parla della questione sicurezza in questa città!

A un anno dalla nascita del gruppo di controllo di comunità “Tocci al centro – Zona Sud Ovest”, uno dei molti che sono stati fortemente voluti dall’amministrazione comunale per promuovere la collaborazione con gli abitanti attraverso un processo di cittadinanza attiva, abbiamo sentito l’esigenza di esprimere pubblicamente la visione di città, per noi in particolare del nostro centro storico, che sottende alla nostra azione di vigilanza attiva.

Dai commenti verbali o sui social dei cittadini, con critiche a volte costruttive o in forma di semplici insulti e lamentele, fino alle sollecitazioni e alle richieste più strutturate all’amministrazione comunale e alle forze dell’ordine da parte del nostro e di tutti gli altri gruppi di comunità per la sicurezza che operano attivamente sul territorio e affiancano le consulte, il tema sicurezza sembra essere davvero un nodo difficile da sciogliere.

Ma si tratta di un nodo in cui si intrecciano corde di altri temi.

Questo fenomeno ha portato inesorabilmente con sé come indotto una marcata e progressiva desertificazione del centro storico nelle sue varie declinazioni: le condizioni di degrado ambientale in certe zone, la paura di subire gesti inconsulti e violenti, la scarsa frequentazione per difficoltà di accesso e parcheggio per chi abita fuori dal centro, la crisi degli esercizi commerciali.

Lo slogan del nostro gruppo potrebbe essere “non solo vetrine vuote e Paese dei balocchi”. Vorremmo ricreare un centro vivo 365 giorni all’anno, e non un malato a cui ogni tanto si fa una trasfusione. Non critichiamo la promozione di alcuni eventi in sé, ma riteniamo che il rischio sia di non concentrarci sulla sostanza, e che le ricadute negative nella vita quotidiana creino più fastidio che piacere, soprattutto per residenti e commercianti.

A nostro parere l’amministrazione potrebbe dimostrare un po’ più di attenzione alle proposte concrete e agli sforzi dei tanti gruppi cittadini: invece si ha spesso l’impressione di scontrarsi con un “muro di gomma”, che come esito porta una lamentazione infinita.

Eppure sarebbe possibile una soluzione, da sviluppare grazie a una buona “semina”: più che con iniziative-spot che, anche se moltiplicate, non portano i risultati attesi e radicali cambiamenti.
Semina che dovrebbe partire da una visione che abbracci l’antico senso di polis come luogo di crescita personale, che molti stanno smarrendo: la consapevolezza cioè di essere parte importantissima di una collettività che è responsabile della gestione della cosa comune. La città – e in primis i suoi spazi pubblici – sono COSA E BENE COMUNE da preservare, vivere e trasmettere come valore a tutti, soprattutto ai giovani.

Il punto nodale non è dunque oggi solo la repressione. Serve una cura speciale, non dichiarazioni didascaliche e accademiche, che sappia conciliare le esigenze e le peculiarità dei residenti (o potenziali tali), di chi ancora ci lavora (non solo nel settore cibo e bevande) e di chi viene in centro, per riportare la sua qualità e attrattività almeno a un livello minimo. Bisogna inventare una cura fuori dagli schemi ideologici, iniezioni massicce di ricostituente almeno finché il malato non sarà tornato in salute.

Importante sarebbe reintrodurre e promuovere con varie modalità il senso di appartenenza e di rispetto, affiancate dall’educazione contro azioni violente verso le persone, per il diritto di vivere la città in sicurezza e benessere (dalla scuola agli incontri pubblici).

Certo è che in mancanza di queste basi etiche e sociali comuni, il trovarsi in una realtà segnata dal disordine e dal malgoverno fisico del territorio non aiuta. Ad esempio, butto per terra la bottiglia di vetro perché tanto è sporco ovunque. Se non si vede cura spesso non si usa cura. Se si cammina o si staziona in un ambiente pulito e ordinato probabilmente questo costituisce un disincentivo per azioni distruttive.

Le scelte strategiche per riportare la vivibilità e la bellezza nel nostro centro passano dunque per azioni di semina educativa che si affiancano a quelle di controllo e repressione (ora parzialmente in essere), che da sole non sono sufficienti a garantire un miglioramento. La repressione, se non affiancata dall’educazione, è solo un “tappo”.

In tal senso è necessario riflettere da parte delle istituzioni locali, che debbono fare cordata, su alcune azioni che potrebbero essere intraprese o implementate:

– concordare con la Prefettura interventi sulle baby gang che prevedano un rapporto con i servizi sociali e ancor più con lavori socialmente utili, che potrebbero far meglio comprendere il rispetto della cosa pubblica e delle persone;

– proporre agli organi scolastici locali di impiegare le ore di educazione civica per enfatizzare questi due aspetti: rispetto del territorio come bene comune e delle persone con la valorizzazione della non-violenza.

Anche in altri ambiti, che sono inevitabilmente collegati, servono azioni combinate che tengano conto di chi vive nel centro, di chi ci opera (commercianti) e di chi decide di frequentarlo.
Ad esempio, ecco alcuni suggerimenti:

– istituire dei controlli-presidi dei parchi pubblici con volontari. In questa nostra città c’è tanta sensibilità dei cittadini sulla salute: bisognerebbe estendere questa collaborazione anche sulla sicurezza;

– arricchire le aree pubbliche, soprattutto i parchi, di stimoli formativi (non solo di mercati): dal bookcrossing in stazioni di lettura e riposo ad aree attrezzate e dedicate allo sport. Non dimentichiamo che gli abitanti del centro vivono in abitazioni spesso prive di spazi esterni;

– realizzare interventi programmati di manutenzione sulle aree pubbliche, che rendano la città più decorosa e igienicamente adeguata: lampioni spenti, recinzioni rotte e decoro e pulizia di spazi pubblici, assenza di cestini portarifiuti, realizzazione periodica (come avveniva tempo fa) di trattamenti di disinfestazione.

A questo proposito, attendiamo che venga realizzato davvero e a breve il progetto di completamento con una vera recinzione del perimetro del Tocci, a coronamento di un anno di sollecitazioni e attenzione sulle sue condizioni.

Ma in primis in centro storico dovrebbe essere presa seriamente in considerazione l’eliminazione della raccolta porta a porta che si è dimostrata una scelta perdente per la civitas (anche se forse non per le appaltatrici…), oltre che più onerosa per i cittadini, con l’aumento di sporcizia, topi e scarafaggi nelle vie; un degrado che, come detto, spinge a forme di non rispetto. Ben più funzionale, almeno per il centro, sarebbe la creazione (la rimessa in servizio, in alcuni casi) di isole dedicate alla raccolta differenziata di tutti i tipi di rifiuti in bidoni adeguati, area regolarmente da disinfettare. Molte città stanno ripensando alla funzionalità di questa scelta;

– intensificare i controlli da parte del Comune con proprio personale per verificare la qualità e l’efficienza dei servizi appaltati: necessità parecchio evidente per pulizia strade e parchi e raccolta rifiuti;

– favorire e moltiplicare i trasporti gratuiti dai parcheggi scambiatori al centro anche in orari notturni, per evitare il problema dei parcheggi per non residenti e residenti e per garantire spostamenti sicuri;

– favorire e coordinare iniziative di privati e commercianti, che tentano di animare il centro con microeventi diffusi autofinanziandosi, sostenendone il coordinamento e la rete di comunicazione e garantendo il supporto alla gestione burocratica (autorizzazioni, sicurezza, ecc.) attraverso, per esempio, uno sportello Urp con competenze estese;

– creare uno sportello che informi le attività economiche di possibilità di finanziamento a livello regionale o nazionale;

– detassare le botteghe storiche, soprattutto quelle inerenti all’artigianato, per promuovere iniziative analoghe all’Università dell’Artigianato che tendano a valorizzare e coinvolgere il patrimonio di conoscenze già presente sul territorio e che rendano onore alla bellezza e alla ricchezza del lavoro manuale e del “fare bene”, offrendo inoltre nuovi sbocchi lavorativi a tanti giovani non interessati al lavoro solo “intellettuale”;

– favorire l’integrazione tra esercizi che possano così condividere anche i costi molto alti degli affitti (cosa oggi non possibile tra esercizi non associati), improntata sul modello del co-working;

– normare in modo più rigido le distese per quanto attiene gli orari e il rumore, soprattutto nel periodo estivo, ed effettuare i conseguenti controlli sul rispetto delle regole;

– estendere l’ordinanza anti-bivacco a tutta la città: diversamente, provocherà solo uno slittamento da un’area all’altra, come succede anche per lo spaccio;

– condividere pubblicamente ed esplicitamente con tutti i cittadini, e i residenti del centro, le regole, le tempistiche e i criteri di promozione e gestione degli eventi promossi da pubblico e privato, grandi o piccoli che siano, perché con la condivisione anche i residenti siano “tolleranti” in cambio di una sana rivitalizzazione della nostra città, garantendo al contempo anche il controllo sul rispetto delle regole.

Tutto questo, e molto altro su cui riflettere, potrebbe restituire fiducia e sicurezza nelle istituzioni locali e senso di appartenenza e fierezza di vivere e lavorare in questo territorio.

Su alcuni di questi temi e proposte, inoltre, il nostro gruppo di controllo di comunità si è espresso a favore della richiesta di un incontro con il prefetto.

“Città non si nasce, si diventa”, come dichiara la scrittrice Elena Granata in “La città è di tutti”. Ciò che ha valore non ha prezzo.
Bisogna investire sul futuro di tutti a medio e lungo termine, e non solo sul futuro elettorale a breve termine.

Per il gruppo Tocci al Centro: i coordinatori
Anna Baldi, Giovanni Bortolotti e Marcella Mastropietro



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