Si è concluso dopo quattro udienze l’esame in aula di Paolo Bellini nell’ambito del nuovo processo sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, che lo vede imputato per concorso nell’attentato, accusato di essere tra gli esecutori materiali.
Quella mattina, alle 10.25, l’esplosione di una bomba alla stazione ferroviaria di Bologna Centrale causò 85 vittime e il ferimento di altre 200 persone, in quello che è ancora oggi il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra. Per la strage sono già stati condannati in via definitiva i tre militanti dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, e in primo grado Gilberto Cavallini.
Venerdì 3 dicembre l’ex militante di Avanguardia Nazionale ha risposto alle domande del presidente della Corte d’assise di Bologna Francesco Maria Caruso, incentrate soprattutto sugli spostamenti di Bellini durante il mese di luglio del 1980 e fino al 3 agosto dello stesso anno.
Caruso ha inoltre chiesto conto a Bellini di cosa avesse fatto nella notte tra il primo e il 2 agosto 1980, quella precedente all’attentato: Bellini ha spiegato di averla passato in ospedale, a Parma, nella stanza del fratello Guido, per un confronto su questioni personali (“Quella notte ci siamo chiariti sul fatto che io avevo visto lui e Maurizia (Bonini, l’ex moglie di Bellini, ndr) in atteggiamenti intimi; parlammo del fatto che lui era stato l’amante di mia moglie”), e di essere ripartito la mattina dopo alla volta di Rimini, insieme alla nipote Daniela, per andare a prendere la moglie e i figli in vista di una vacanza al Passo del Tonale.
La Corte d’assise dovrà ora decidere se consentire ai legali dell’imputato di riconvocare l’ex moglie di Bellini e altri tre familiari: la nipote Daniela e i cognati Marina e Michele Bonini.






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Spero cara Marwa che lei ed i suoi colleghi di partito non abbiate l'ardire e la presunzione di confondere il voto referendario con un plebiscito […]
Privilegi? Quali Privilegi, loro li chiamano diritti, anzi..."tiritti" secondo la nuova vulgata. Per i doveri e le riforme si rimanda alle prossime generazioni.
Esatto, il detto in questione ai miei tempi era usato contro coloro i quali si rendevano protagonisti di vaniloqui o, come nel caso del nostro
A prescindere dal fatto che la legge era scritta male e la possibilità di influenza politica dei magistrati poteva essere alta, rimane il fatto che […]
Agricoltura? Guardi che ci vuole testa, oltre che preparazione, come in ogni attività...e sicuramente più che in certe esternazioni pseudo politiche. Anzi, nel caso citato,