Non tutte le carriere finiscono quando finiscono i progetti. Alcune cambiano forma, si spostano, trovano nuove traiettorie – tra cinema, serie, sincronizzazioni, streaming.
Max Bottini (Max from Gabin) riparte da qui. Non da zero, ma da qualcosa che non si è mai fermato davvero: tra film, serie e playlist globali, quel suono ha continuato a vivere, evolversi, trovare spazio.
“Walking, Moving, Loving, Living” nasce così: non come ritorno, ma come continuità consapevole. Un album libero, senza vincoli di genere, in cui convivono radice jazz, attitudine lounge e una produzione elettronica più attuale e aperta, costruita con lo sguardo di chi ha attraversato studio, band e industria: dalle collaborazioni con Dee Dee Bridgewater e Edwyn Collins fino al lavoro per immagini, dove la musica smette di essere solo canzone e diventa funzione narrativa.

Dentro questo disco c’è un passaggio chiave: non l’urgenza di reinventarsi, ma quella, più sottile, di riconoscersi mentre tutto il resto continua a funzionare anche senza di te. Le sincronizzazioni che arrivano ancora, le richieste del cinema (come nel caso del film diretto da Steven Soderbergh), un’identità musicale che circola indipendentemente dalla tua presenza attiva.
E allora la domanda non è provocatoria, è inevitabile: si può davvero evolvere quando una parte di te continua ad avere successo altrove, senza bisogno di cambiarti?
Tra basso protagonista, scrittura per immagini e libertà stilistica, questa è una conversazione su identità, mercato e musica che non vuole scegliere – o forse ha capito che oggi non è più necessario farlo.







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