Massimiliano Panarari, ‘Uno Non Vale Uno’

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L’Orwell di 1984 pende sulle nostre teste come una spada di Damocle, in un’epoca dell’ansia orchestrata ad arte dai pop-sov (populisti-sovranisti come li sintetizza Panarari) che potrebbe «travolgere il paradigma liberldemocratico» che abbiamo conosciuto, almeno in Italia, dal secondo dopoguerra. Un’età sempre più descritta con una neolingua, cioè un linguaggio creato ad hoc, per costruire un nuovo idioma conforme alla propria visione del mondo, adatto al proprio popolo, al popolo immaginato, ma non troppo, dai pop-sov.

Una politica identitaria confusa artatamente con la volontà della maggioranza si trasforma in «volontà di tutto il popolo», che troverebbe giustificazione nel Rousseau – piegato ai loro scopi – teorico della volontà popolare. Con buona pace delle minoranze.
Panarari nel suo nuovo lavoro propone «un’analisi (e una decostruzione) delle narrazioni populiste e sovraniste, che si sono rivelate in grado di configurare il panorama egemonico delle idee ricevute (e assorbite) da quote rilevanti dell’opinione pubblica, e ci sono riuscite attraverso la veicolazione di una neolingua assertiva, manichea e dicotomica che vuole deliberatamente generare contrapposizioni». E per questa analisi, l’autore individua cinque parole chiave: Popolo, Autenticità, Tecnologia, Disintermediazione, Democrazia diretta. Alla fine ne esce un quadro, per chi crede nella democrazia rappresentativa tratteggiata dalla nostra carta costituzionale, piuttosto inquietante. Un pericolo, come si diceva all’inizio, che investe tutto l’Occidente.

La situazione che viviamo oggi non è nata all’improvviso. Secondo Panarari la voglia di individualismo e il rifiuto del lavoro hanno come “big bang” il personaggio di Tony Manero nel film del 1977 La febbre del sabato sera, simbolo sostituito dagli yuppie nel decennio successivo. Trasformazioni, post sessantottine, “migrate” dagli USA al Vecchio Continente. Il postmodernismo italiano degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso si manifesta, tra gli altri fenomeni socioculturali, con i paninari e con i teorici del pensiero debole, figlio dei profondi mutamenti che hanno accompagnato la fine del Novecento. In tutto questo le televisioni berlusconiane hanno svolto un ruolo importante come lo sviluppo della tecnologia (Internet) e dei social hanno offerto al neopopulismo, come lo definisce Panarari, il pubblico a cui raccontare la propria versione (e visione) del mondo farcita di fake news o “verità alternative”. Il problema, ma questo credo sia tutto politico (e culturale), è come uscirne con una visione del mondo nuova ma rispettosa dei principi liberaldemocratici.
In tutto questo, infatti, la sinistra nelle molteplici versioni che abbiamo conosciuto, paga pegno alla postmodernità descritta con attenzione dall’autore, la cui analisi trova sostegno in altri studiosi puntualmente ricordati. Fra questi consiglierei la lettura, in particolare, del saggio Popolo vs Democrazia. Dalla cittadinanza alla dittatura elettorale (2018) di Yascha Mounk.

I neopopulisti nazionali a cui si riferisce Panarari sono, in specie, il Movimento 5 Stelle di Grillo e Casaleggio, senza dimenticare la Lega di Salvini.
Una delle parole chiave, ricordate, è “Popolo”, un’astrazione come sappiamo, che possiamo circoscrivere, forzando un po’ il motto che accompagna il tentativo di “afferrare” l’araba fenice: che vi sia ciascuno lo dice dove sia nessuno lo sa. In questa astrazione la “Disintermediazione”, altra parola chiave, rende concreta la strategia dei neopopulisti riducendo la relazione tra lo Stato, o meglio tra il leader e il “suo” popolo, a un rapporto diretto, plebiscitario, rafforzato dal ruolo che i social (“Tecnologia”) danno ai singoli cittadini, illudendoli di avere voce in capitolo su ogni tema “politico” e/o etico che sia. Un rapporto diretto che tira in causa, secondo l’autore, il contraddittorio Rousseau paladino della “Democrazia diretta”. Ma, non trascurabile dettaglio, Jaen Jaques Rousseau, sottolinea Panarari, pensava a piccole comunità e non a grandi Stati.

Senza “Autenticità”, poi, il mondo del neopopulismo perderebbe quell’aura di cui si autoavvolge per presentarsi come paladino dell’ecologia sovranista e come “liberatore” dal pensiero lambiccato delle odiate élite.
Noi, naturalmente, abbiamo semplificato moltissimo la lucida e analitica esplorazione della cultura politica pop-suv che Panarari ha svolto nel suo lavoro. Un testo utile per comprendere la postmodernità, consigliabile a chi ha a cuore le sorti della liberlademocrazia e intende attrezzarsi per costruire una visione del mondo che faccia tesoro degli errori commessi che hanno aperto, in qualche modo, la strada ai neopopulismi.
«Il neopopulismo postmoderno – scrive Panarari – rappresenta, più che una fase transitoria, un cambio di paradigma della politica a tutti gli effetti, e la trasfigurazione – almeno in apparenza – senza ritorno della nozione illuministica di sfera e opinione pubblica». Siamo avvisati.

Infine, una nota di servizio, raccomandiamo ai correttori di bozze maggior attenzione.

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

Massimiliano Panarari, ‘Uno Non Vale Uno’. Democrazia diretta e altri miti d’oggi, Marsilio 2018, pp. 156, 12,00 euro (recensione di Glauco Bertani).

Colonna sonora:

Bee Gees, Night Fever

The Trammps, Disco Inferno

Peter Gabriel, Games Without Frontiers

Patti Smith, Power To The People

Franco Battiato, Povera Patria

Michelangelo Antonioni, Zabriskie Point: Ending with Pink Floyd, Come in Number 51 (Your Time Is Up)

I nostri voti


Stile narrativo
6.5
Tematica
7
Potenzialità di mercato
6




Ci sono 2 commenti

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  1. Antitaliano

    Senza dimenticare i bei tempi andati in cui l’elettore medio italico, belante, seguiva le indicazioni di santa romana chiesa e garantiva alla Dc un potere incontrastato.

  2. Antitaliano

    Torniamo sempre lì: quando il volgo (lurido, abietto e vile, ça va sans dire) votava PCI aveva coscienza politica; oggi che vota M5S o Lega è affetto dal terribile morbo del populismo.
    Per fortuna è arrivato il messia ad indicarci la corretta via.


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