Il degrado in centro e il bivacco ai Teatri

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Ci sono zone della città da tempo in mano al degrado, davanti a cui ormai ci si rassegna: penso alle ex Reggiane, proprio accanto alle aree individuate per pensare alla Reggio del futuro; e alla zona della stazione ferroviaria, dove con la compiacenza di alcuni proprietari reggiani a caccia di facili realizzi immobiliari si è ora perso il controllo del territorio e di chi vi si rifugia.

Ma ci sono anche zone simbolo della città che rischiano di scivolare nel degrado, complice il disinteresse e uno sguardo eccessivamente benevolo nei confronti di chi vi ha messo radici. Penso allo spazio dei Teatri e alla zona scolastica attigua, in pieno centro città, tra il Parco del Popolo, il Chierici, lo Scaruffi, la Filippo Re, dove solo di tanto in tanto i blitz delle forze dell’ordine interrompono assembramenti che spesso assomigliano a un assedio.

Gruppi di persone non violente o pericolose in sé, ma capaci di trasmettere un disagio tangibile, un elemento di arredo da cui molti girano alla larga. Gruppi di persone, conosciute dai servizi sociali e da operatori della sanità pubblica, a suo tempo allontanate da altre zone residenziali a colpi di petizioni e proteste (ricordate? Parco Cervi, Largo degli Alpini). In questa zona del centro invece, dove la residenza è sostituita da luoghi di lavoro o di semplice passaggio, la protesta non prende forma – difficile che il malumore degli operatori dei Teatri oltre al bisbiglio di chi ne frequenta la biglietteria approdi in una lettera al sindaco Luca Vecchi – così i confini di questo raggruppamento si allargano via via, giorno dopo giorno, facendo il vuoto attorno.

Una sorta di terra di nessuno dove alcool e spaccio sono presenze fisse fin dalle prime luci del giorno con qualsiasi condizione climatica. E dietro, accanto alla statua che ricorda, nell’indifferenza dei più, il pittore Antonio Fontanesi – di cui Reggio si prepara a festeggiare l’opera ottocentesca con una attesa mostra – un grande bagno pubblico che ha per pareti gli alti cespugli di vegetazione.

Lo sporadico passaggio delle auto delle forze dell’ordine, quale morbido e formale richiamo al rispetto delle regole, si alterna alla presenza quotidiana di macchine per la pulizia e l’igienizzazione del selciato sotto i portici del Valli e nella piazza antistante, fitta di lastre di lucerna sconnesse e crepate. Un’operazione di facciata, quasi che pulire ogni giorno il bivacco del giorno prima potesse essere l’unica soluzione.




Ci sono 2 commenti

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  1. EA

    Caro direttore ….analisi sempre puntuale e lucida la sua …..chi amministra la cosa pubblica dimentica un passaggio fondamentale :oltre ai diritti esistono i doveri …e il rispetto delle regole …il buonismo generico ha lasciato il campo ad un indifferente senso di tolleranza che è sfociato in abuso e anarchia ….lo Stato è assente nel fare rispettare le basiche regole di educazione e decoro e solo presente come esattore
    O come erogatore di servizi spesso scadenti ….
    Mala tempora currunt
    Ma lei non demorda nell evidenziare le situazioni che non funzionano ….
    Un suo lettore


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