Ok alla legge contro le discriminazioni

assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna ER

Dopo tre giorni ininterrotti di lavori e quasi 40 ore di votazioni sugli oltre 1.700 emendamenti presentati dalle opposizioni, nella notte tra venerdì 26 e sabato 27 luglio l’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha varato il progetto di legge contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, che nelle scorse settimane aveva scatenato numerose polemiche anche all’interno del Partito Democratico.

L’iter di approvazione è stato piuttosto laborioso perché il centrodestra (e in particolare il gruppo di Fratelli d’Italia) ha presentato ben 1.787 emendamenti, che è stato necessario discutere e votare uno per uno. Il via libera definitivo è arrivato alle tre e mezza di notte, con il voto favorevole del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle e quello contrario dei gruppi di centrodestra.

“Siamo amareggiati per l’assurdo ostruzionismo inscenato dalle destre, stanchi ma soddisfatti e soprattutto consci che anche in questo delicato, difficile e interminabile passaggio assembleare, la Regione Emilia-Romagna, e il Pd in primis, ha onorato la sua tradizione di inclusività e civiltà anche e soprattutto in rappresentanza di tutte le cittadine e cittadini emiliano-romagnoli”, ha sottolineato il gruppo assembleare del Pd, puntando il dito contro “lo sterile e ideologico ostruzionismo dei gruppi assembleari di destra”.

Sono stati numerosi i momenti di frizione e tensione dialettica per una “maratona” che ha impegnato l’assemblea della Regione Emilia-Romagna dopo quasi 40 ore di seduta fiume, senza alcuna sosta.

“La dignità delle persone non si ferma con l’ostruzionismo”, ha twittato il presidente della Regione Stefano Bonaccini, soddisfatto per l’approvazione della legge: “L’Emilia-Romagna fa un passo avanti importante, affermando il diritto alla piena autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere. Fissiamo un principio che mai deve essere messo in discussione, e cioè che ogni persona vale in quanto tale, per ciò che è”.

La legge, ha spiegato il consigliere regionale e segretario regionale del Pd Paolo Calvano, “è arrivata ad approvazione dopo un percorso articolato e partecipato che ha consentito di migliorare la legge stessa. Ciò è avvenuto nonostante l’ostruzionismo becero e in un’inutile prova muscolare dei gruppi di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega che non ha aggiunto nulla alla discussione di una legge di grande importanza e valore sociale, ma che è la migliore testimonianza di quanto ci sia da lavorare perché le persone possano ricevere piena tutela e non essere discriminate a causa del loro orientamento sessuale. Una legge che sta dentro le politiche volte ad accrescere diritti sociali e civili nella nostra regione”.

I gruppi di opposizione, secondo il Pd, “hanno accusato la maggioranza di portare alla discussione un tema che non dovrebbe essere una priorità per la Regione, perché di fatto i fenomeni discriminatori verso le persone Lgbt sarebbero già superati, oppure perché introdurrebbe la fantomatica “cospirazione gender” nelle scuole”.

Un’argomentazione, secondo la consigliera regionale Roberta Mori, che della legge è stata relatrice, “priva di ogni fondamento e verità. Questa non è una legge in favore di qualcuno o di un’ipotetica teoria gender da contrapporre alla famiglia tradizionale, ma è in primo luogo una legge di diritti e civiltà. Con questo provvedimento, infatti, cerchiamo di mettere in campo uno strumento sicuramente perfettibile, ma che ci auguriamo possa contribuire concretamente a far sì che il nostro paese non continui a scendere nelle ben poco invidiabili classifiche che monitorano il livello di rispetto e tutela dei diritti di donne e uomini che sono cittadini emiliano-romagnoli come chiunque altro”.

La legge approvata dall’Emilia-Romagna non entra in conflitto in alcun passaggio con la normativa nazionale e i diritti costituzionalmente garantiti, ma si muove nel solco tracciato dal Parlamento per meglio specificare una serie di tutele e applicazioni pratiche.

Per il capogruppo del Pd in Regione Stefano Caliandro “la prova di quanto la nuova legge voglia solo affermare principi basici di rispetto e inclusività sta anche nel fatto che consente un concreto sostegno a progetti nel mondo dello sport, della cultura, del lavoro, della scuola, per pari diritti e opportunità per tutti, anche con interventi economici della Regione”.

Anche l’esclusione dei finanziamenti per chi dovesse promuovere la Gpa (gestazione per altri, la cosiddetta “maternità surrogata”), per Caliandro “ha il significato di riaffermare la necessaria tutela della dignità della persona umana e della procreazione, senza alcun significato di stigmatizzazione o condanna per nessuno. Una legge che era attesa da tempo e in cui tutti, nella nostra Regione, possono riconoscersi con orgoglio”.

Di diverso avviso la deputata di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli: “Stanotte in assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna è stato mosso un passo preoccupante verso la “rieducazione collettiva” in chiave Lgbt. A questo, infatti, tende la legge approvata sull’omotransnegatività. Sotto il vessillo dei “diritti”, infatti, si mettono in pericolo le libertà, specie quella di espressione. In questa pagina negativa un plauso accorato va ai consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, che si sono distinti per passione politica. Hanno messo in campo un impegno molto importante in aula, attraverso una strenua opera di opposizione, per contrastare questa deriva ideologica che, purtroppo, si è fatta legge. Una legge che produrrà effetti devastanti contro i quali continueremo a batterci”.

“Siamo orgogliosi di avere cercato in tutti i modi di fermare con centinaia di emendamenti, 130 presentati solo dal sottoscritto, una legge ideologica, ingiusta e liberticida”, ha commentato il capogruppo di Forza Italia Andrea Galli: “La sinistra ha voluto andare avanti, ma confermiamo che questa legge non aiuta il mondo Lgbt, già ampiamente garantito, ma crea solamente ulteriori discriminazioni”.

“Con l’Italia intera che guarda con orrore ai fatti di Bibbiano, all’ideologia Lgbt che pare sottendere alle azioni di alcuni indagati, ai servizi sociali deviati da pregiudizi di genere, la Regione del presidente Bonaccini non ha trovato soluzione migliore che spalancare ulteriormente la porta alla rivendicazione di diritti inesistenti del mondo Lgbt. Il presidente Arcigay esulta, il Pd e la sinistra possono certamente portare a casa il consenso del bacino di voti di questa associazione, ma i cittadini emiliano-romagnoli indipendente dalle loro preferenze sessuali sanno che il risultato ottenuto dopo questa maratona di 51 ore in assemblea è un passo indietro nella strada dei diritti di tutti e non certo una progressione”.

La consigliera regionale del gruppo misto Silvia Prodi (èViva), invece, ha votato a favore “perché credo che sia un atto dovuto, per riconoscere il coraggio e l’impegno della comunità Lgbt. Sono stati insieme a noi in aula per tutte le 47 ore di discussione e voto, una maratona non-stop che non si era mai vista in Emilia Romagna. Il mio voto è stato favorevole anche se quello approvato non è il testo che avrei voluto, poiché non si è cercata una sintesi di maggioranza, considerata la nostra totale contrarietà all’inserimento strumentale della gestazione per altri”.

“Purtroppo – ha sottolineato la Prodi – il mio ordine del giorno che chiedeva il riconoscimento dei figli di nuclei omogenitoriali e il chiarimento sulla possibilità di parlare comunque di gestazione per altri è stato bocciato. Di sicuro su questi temi tornerò nei prossimi mesi. Ho voluto che il mio voto fosse il più distinto e lontano possibile dalla destra, perché tra noi e loro c’è un abisso umano e culturale. Ho letto tutti i 1787 emendamenti, con le diverse sfumature per ogni gruppo, e per la maggior parte devo dire che erano veramente pretestuosi e inutili. A queste destre, si sappia, resisteremo sempre e ovunque”.



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