Quella di lunedì 20 luglio a Bologna è sicuramente la più nota finora, anche – e soprattutto – per colpa degli scontri e dei disordini in cui alla fine è degenerata; ma l’Italia si prepara ad assistere a un’ondata di manifestazioni, più o meno grandi, per chiedere “verità e giustizia” per Abderrahim Fakir, il quarantaduenne di origine marocchina morto domenica mattina nel quartiere Pilastro di Bologna durante l’intervento di due agenti della Polizia di Stato.
Martedì 21 luglio è stata la volta di Bari, Brescia, Firenze, Livorno, Milano, Napoli, Pisa, Pistoia, Verona; mercoledì 22 luglio, invece, sono in programma presidi e manifestazioni ad Alba, Asti, Catania, Marina di Massa, Parma (alle 18.30 in piazza Garibaldi), Perugia, Prato, Udine. Giovedì 23 luglio toccherà a Bergamo, Genova, Novara e Reggio Emilia. Ma l’elenco è in costante aggiornamento.
La mobilitazione, dal titolo “Giustizia per Fakir – Contro il razzismo di Stato”, è stata lanciata da Global Sumud Flotilla Italia, Rete liberi/e di lottare e Rete No Bavaglio, che per il caso di Fakir parlano di “omicidio di Stato” che “non resterà impunito. Chiediamo giustizia e la chiediamo nel modo che conosciamo: scendendo in piazza e facendoci sentire da uno Stato che non potrà stare in silenzio”.
“Non solo il danno, la perdita di una vita umana per mano di chi giura di difendere, ma anche la beffa di uno scudo penale fabbricato ad hoc per rendere le forze dell’ordine intoccabili e continuare il piano repressivo messo in atto dal Governo. Avevamo ragione a Genova, avevamo ragione con Stefano Cucchi e anche in tutti i casi che ancora non hanno trovato la giusta conclusione. Avremo ragione anche oggi, ma dobbiamo essere uniti in una lotta che non è più rimandabile”.






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