Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Reggio Emilia Luca Ramponi ha condannato in primo grado a otto anni e due mesi di reclusione – con il rito abbreviato – Cristian Chesi, l’uomo di 49 anni finito a processo per l’omicidio volontario di Stefano Daveti, 63 anni, ex insegnante originario di La Spezia, massacrato a sprangate il 24 giugno del 2024 a Morsiano di Villa Minozzo, sull’Appennino reggiano.
La vittima morì all’ospedale Maggiore di Parma dopo tre giorni di agonia, a causa delle gravissime lesioni riportate nell’aggressione.
L’accusa aveva chiesto per Chesi una condanna a 15 anni e 4 mesi di carcere, sottolineando le possibili aggravanti dei futili motivi e della minorata difesa, escluse però dal giudice.
Il gup, al contrario, ha concesso all’imputato le attenuanti generiche e l’attenuante dell’aver agito in uno stato d’ira dovuto a un fatto ingiusto altrui: secondo la ricostruzione di quanto accaduto, Chesi si sarebbe scagliato contro Daveti per difendere il padre, che poco prima era stato provocato e aggredito dal vicino di casa.
In mattinata il quarantanovenne, in lacrime, aveva ammesso le proprie responsabilità nel delitto: “Sono stato io, ma non volevo”, ha spiegato, chiedendo scusa ai familiari della vittima. I fratelli di Daveti, dopo aver ottenuto un risarcimento da Chesi, hanno ritirato la costituzione di parte civile.






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