Irregolarità nei tagli boschivi a Ramiseto, sei persone denunciate dai carabinieri forestali

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Ha preso il nome dalla divinità ellenica Pan l’indagine condotta dai carabinieri forestali di Reggio che ha portato alla luce una serie di presunti illeciti relativi a tagli boschivi effettuati su foreste di conifere nel territorio comunale di Ramiseto, nella zona montana della provincia reggiana.

I militari del nucleo investigativo, su delega della procura di Reggio, titolare dell’inchiesta, hanno eseguito diverse perquisizioni – che hanno coinvolto lo studio di un libero professionista, gli uffici di alcuni enti pubblici, studi di commercialisti e la sede di un’impresa forestale – per recuperare atti utili ad avere un quadro completo delle responsabilità di quanto accaduto.

Nel corso degli accertamenti è stato appurato che i tagli, effettuati tra il 2017 e il 2018 su una superficie totale di circa 25 ettari costituita da rimboschimenti di conifere con prevalenza di abete bianco, risultavano regolarmente autorizzati dall’ente competente ed erano stati eseguiti da una ditta forestale austriaca per conto di un impresario friulano. Gli interventi, effettuati a scopo commerciale, secondo il progetto approvato prevedevano però anche la ricostituzione del bosco tagliato con un reimpianto di latifoglie autoctone, da completare entro tre anni dalla conclusione delle operazioni di taglio attraverso la piantumazione e la semina (rinnovazione artificiale posticipata).

Nell’estate del 2021, trascorsi i tre anni previsti, è stata tuttavia verificata la totale assenza di rinnovazione in una delle principali aree di intervento, dalla superficie di 9 ettari: a causa della scomparsa permanente del bosco, inoltre, era stato finalizzato anche un cambiamento di destinazione d’uso del suolo di un bene tutelato paesaggisticamente, in violazione all’art. 181 c. 1 bis del D. L.vo 42/2004. Nell’occasione era stata anche constatata la presenza sul posto di ingenti quantitativi (stimati in circa 2.000 metri cubi) di ramaglie e scarti delle operazioni di taglio, potenzialmente pericolosi perché a rischio di provocare o alimentare incendi boschivi.


Alla luce di tali violazioni, i carabinieri forestali hanno approfondito le indagini per fare chiarezza sulle responsabilità di quanto accaduto. L’analisi della documentazione relativa alla vicenda ha fatto emergere come l’iter autorizzativo fosse stato viziato da presunte false dichiarazioni e da altre irregolarità: l’inidoneità della ditta austriaca a operare in Emilia-Romagna, l’inidoneità della polizza fidejussoria versata a garanzia di eventuali danni, un’età effettiva delle piante oggetto dell’intervento risultata inferiore a quella minima prevista dal regolamento forestale vigente all’epoca.

Un quadro che ha delineato diverse ipotesi di responsabilità, non solo a carico del personale operativo ma anche di tecnici, intermediari e dipendenti pubblici che a vario titolo avevano partecipato al procedimento amministrativo finalizzato al rilascio dell’autorizzazione.

Allo stato dei fatti sono sei le persone fin qui denunciate: due di nazionalità austriaca, una residente in Friuli Venezia Giulia e tre residenti in provincia di Reggio, accusate a vario titolo di abbandono di rifiuti speciali non pericolosi, violazione paesaggistica, disastro ambientale colposo, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, distruzione o deturpamento di bellezze naturali.

Dal punto di vista ambientale la situazione attuale nell’area oggetto dei tagli ha rivelato un netto regresso allo stato iniziale della successione ecologica, rappresentato da ambienti prativi, invece del previsto reimpianto di latifoglie autoctone che avrebbero dovuto ricostituire il bosco: un danno difficile da stimare ma particolarmente rilevante, e che con ogni probabilità non sarà sanabile nel breve-medio periodo.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino reggiano Tiziano Borghi, che ha precisato che il procedimento amministrativo che portò all’autorizzazione al taglio e al successivo reimpianto boschivo ora oggetto di indagine “avvenne a seguito di procedure espletate attraverso atti dirigenziali: nessun assessore dell’Unione o tantomeno il presidente all’epoca dei fatti sono stati destinatari di avvisi di garanzia, tantomeno risultano indagati o inquisiti. Abbiamo piena fiducia nell’operato della magistratura, che chiarirà i contorni di quanto avvenuto, e in particolare le motivazioni per le quali non è stato messo in atto il previsto rimboschimento nel periodo successivo al taglio. Per quanto riguarda i dipendenti degli enti pubblici coinvolti nell’inchiesta, abbiamo la ferma convinzione che abbiano sempre agito in buona fede e attendiamo che anche questo aspetto venga chiarito dalle indagini”.



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