Moda, la giunta regionale dell’Emilia-Romagna: “Cinque direttrici per ridare identità alla filiera”

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Martedì 7 settembre la giunta regionale dell’Emilia-Romagna, nel corso di un’informativa in commissione Politiche economiche, ha delineato una panoramica sul settore della moda. La richiesta di un tavolo era stata avanzata nei mesi scorsi da diversi consiglieri regionali, per ridare slancio a un settore che in Italia vale 80 miliardi di euro e occupa più di 500.000 addetti, esportando il 70% della sua produzione; in Emilia-Romagna, nel dettaglio, il segmento del fashion è al terzo posto dopo meccanica e agroalimentare.

Nell’ultimo incontro – lo scorso luglio – del tavolo nazionale sono stati fissati cinque punti sui quali agire: economia circolare, sostenibilità, certificazione e tracciabilità; digitalizzazione; saperi e formazione; internazionalizzazione; distribuzione e commercializzazione.

“C’è in atto un cambiamento”, ha sottolineato la giunta emiliano-romagnola, ricordando il ruolo fondamentale della digitalizzazione per far crescere le imprese. L’e-commerce “sposta anche il sistema di produzione, e si dovrà gestire questa transizione”. Nel campo della moda l’Emilia-Romagna può vantare prodotti di grande qualità, realizzati da una filiera di piccole imprese con un’elevata artigianalità: fondamentale, dunque, è la certificazione che garantisca sui mercati la qualità fatta dalla forza del design, dalla capacità di lavorare i tessuti e il pellame.

La formazione, inoltre, ormai fa la differenza ed è sempre più richiesta anche dai piccoli imprenditori. Per questo l’intenzione della Regione è quella di costituire un’academy regionale che si confronti con i grandi gruppi del settore, nella convinzione che il design sia un punto di forza e che vada incentivata la ricerca. Sarà necessario, però, anche lavorare sull’internazionalizzazione, sull’evoluzione dal negozio in centro alla digitalizzazione nel commercio.

Sono tante, infine, le aziende andate in crisi durante la pandemia di nuovo coronavirus: quello della moda, infatti, è il settore che ha registrato le perdite maggiori. La Regione attualmente sta seguendo diversi casi, tra i quali anche quelli di alcuni grandi marchi. La preoccupazione è quella di salvaguardare in primis l’occupazione, obiettivo che finora – grazie soprattutto agli ammortizzatori in deroga – è stato in gran parte raggiunto.

Nel corso del dibattito il Partito Democratico ha sottolineato l’importanza della certificazione, che significa anche salubrità (sostanze usate, coloranti e altri materiali utilizzati all’estero), e dei nuovi materiali, che possono fare la differenza nei distretti della moda. Purtroppo, ha ricordato il Pd, “è difficile competere con i prezzi sui mercati internazionali”, fattore che può mettere in crisi le piccole aziende, anche se di qualità. Tra le contromisure, allora, “occorre rafforzare il design, con competenze e offerte formative”. Anche la Lega ha giudicato positivo l’incontro, chiesto da tempo, “che ha messo al centro un settore che era in difficoltà e che ha visto aumentare le crisi con i lockdown dovuti alla pandemia”.



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