Domenica 16 marzo, in coda all’ultima emergenza maltempo in ordine di tempo in Emilia-Romagna, il capo del Dipartimento nazionale di Protezione civile Fabio Ciciliano è arrivato a Bologna per fare il punto della situazione presso il Centro operativo regionale (Cor) insieme al presidente della Regione Michele de Pascale.
All’incontro hanno partecipato anche il prefetto di Bologna, Enrico Ricci, e la sottosegretaria alla presidenza della Regione con delega alla Protezione civile, Manuela Rontini; erano presenti anche i funzionari della Protezione civile regionale che da mercoledì hanno gestito la situazione, coordinando gli interventi sul territorio insieme alle istituzioni locali e ai centri operativi comunali (Coc).
Durante l’incontro è stato ripercorso l’andamento dell’emergenza degli ultimi giorni ed è stata sottolineata la sinergia tra tutti i livelli istituzionali, la macchina della Protezione civile dell’Emilia-Romagna e il Dipartimento nazionale di Protezione civile, mettendo in evidenza soprattutto l’importanza della prevenzione e dell’allertamento fin dall’inizio, di fronte alle previsioni meteo: precipitazioni che hanno poi interessato terreni già saturi al 90% per le piogge dei mesi scorsi. Prezioso, rispetto ai dati idrometeoclimatici, è risultato anche il lavoro svolto da Arpae.

Per la prima stima dei danni, ha detto Ciciliano, “occorre ancora tempo, dobbiamo aspettare che la situazione sul campo si definisca completamente, ma per quanto riguarda le allerte e le misure precauzionali noi non possiamo sapere in anticipo quello che accadrà, meglio quindi una scuola chiusa in più che rischiare la vita anche di una sola persona. E non ci possono essere automatismi sulle misure di emergenza: in ogni circostanza bisogna operare le necessarie valutazioni e assumersi le conseguenti responsabilità”.
“Siamo davanti a un evento che ha avuto uno sviluppo molto significativo, anche se minore rispetto a quelli degli ultimi due anni”, ha aggiunto il presidente de Pascale: “Tutte le opere fatte dal maggio del 2023, a partire dal rafforzamento degli argini e dalla ricostruzione di quelli crollati, insieme al miglioramento dei sistemi di Protezione civile, hanno dato oggettivamente i loro frutti. Ovviamente tutto questo non basta e stiamo lavorando per aumentare la sicurezza del territorio, servono aree di deflusso delle acque a protezione delle città e il piano di interventi deve proseguire nella massima collaborazione e sinergia”.
A breve, ha anticipato de Pascale, “definiremo con il commissario Curcio e con il governo un nuovo pacchetto di opere, sulla base delle risorse disponibili. È la strada che abbiamo intrapreso e che dobbiamo portare avanti: su questo, penso che il nuovo rapporto di collaborazione avviato col governo e con il commissario alla ricostruzione sarà di grande aiuto”. Analizzando le situazioni particolari, “il bacino del Lamone ha avuto emergenze continue e quindi è la priorità, con nuovi interventi a monte e a valle di Faenza. La Regione ha raddoppiato le risorse per la manutenzione e il contrasto al dissesto idrogeologico, da 25 a 50 milioni di euro, ma non c’è dubbio che bisogna continuare a realizzare le opere di messa in sicurezza. Dobbiamo proseguire con ancora maggiore determinazione”.
Ogni fiume in Emilia-Romagna, è stato sottolineato durante l’incontro, ha bisogno di spazi di laminazione. In tema di delocalizzazioni, il presidente della Regione ha spiegato che l’ordinanza è in corso di aggiornamento, soprattutto per ciò che riguarda gli indennizzi.







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